Donald Trump protagonista al primo gran premio Indycar di Washington. Con i dossier del conflitto in Iran e della guerra commerciale con il Canada aperti, il presidente si è ritagliato qualche ora per godersi un evento che ha fortemente voluto nell’ambito delle celebrazioni per i 250 anni dell’America. Dopo aver attaccato Ottawa sui dazi accusandola di voler avere i vantaggi di uno stato americano senza esserlo, Trump si è presentato alla partenza del gran premio insieme alla First Lady Melania, con la quale ha compiuto il giro d’onore a bordo della limousine presidenziale conosciuta come The Beast mentre in cielo volavano B2, F-35 e anche il nuovo Air Force One che gli è stato regalato dal Qatar.
Ad attenderli all’arrivo i figli del presidente Donald Jr ed Eric accompagnati dalle rispettive famiglie. Presenti anche molti ministri del governo Trump e la sua assistente Natalie Harp, sulla quale si è scatenata una bufera per i suoi rapporti con il presidente. Sabato Harp è stata immortalata in auto con il presidente mentre andava e tornava dalla sua partita a golf, alimentando così i rumors sui loro legami e spingendo molti a ipotizzare che la recente presenza di Melania, tornata in pubblico dopo un mese di assenza, sia legata proprio alla volontà di mettere a tacere le speculazioni.
Il presidente e la First Lady hanno salutato i piloti e gli organizzatori prima di prendere posto. “Il circuito è meraviglioso, il meteo è fantastico e c’è molta gente, probabilmente 300.000-350.000 persone”, ha commentato Trump con Fox Sport. Roger Penske, il titolare di Indycar, “ha provato 211 volte negli ultimi 20 anni a organizzare l’evento. Quando mi ha incontrato, ci siamo accordati in 15 minuti”, ha raccontato. “Voglio che tutti si divertano”, ha aggiunto Trump augurandosi il successo della manifestazione. Il pubblico è numeroso e i presenti sono entusiasti dell’iniziativa.
“Mostra patriottismo”, affermano orgogliosi. Per altri, però, la manifestazione è solo un grattacapo in grado di rovinare la domenica ostancolando gli spostamenti e i trasporti. Le ore di svago del presidente al gran premio arrivano mentre sul suo tavolo i dossier aperti aumentano. Sulla guerra in Iran non si intravede al momento una fine e il 24 agosto sono attese le nuove misure dell’amministrazione per il cosiddetto D-Day economico.
“Sarebbe utile se la guerrà finisse prima delle elezioni”, ha ammesso lo speaker della Camera Mike Johnson guardando alle midterm che vedono i repubblicani in difficoltà. In vista del voto e della possibile sconfitta, l’amministrazione ha iniziato a tessere la sua tela e ha favorito l’incontro fra Jared Kushner, il genero di Trump, con il leader dei democratici alla Camera Hakeem Jeffries, destinato a diventare lo speaker della Camera se i liberal dovessero vincere a novembre. Uno dei temi dell’incontro è stato il carovita, un problema che si sta rivelando per Trump più difficile da risolvere di quanto inizialmente pensasse.
La nuova guerra commerciale con il Canada potrebbe ulteriormente esacerbare le tensioni sui prezzi, aumentando le difficoltà per i repubblicani. Ottawa “per molti anni ha imposto dazi enormi ai nostri grandi agricoltori – ha tuonato Trump -. Basta!”. Le minacce e le tariffe del presidente non sono finora riuscite a piegare il premier canadese Mark Carney, che ha assicurato una risposta altrettanto dura ai dazi a stelle e strice. Le trattative fallite hanno però rivelato una spaccatura all’interno del team negoziale americano, con il rappresentate al commercio Jamieson Greer e il segretario al commercio Howard Lutnick ai ferri corti. Una spaccatura che lascia intravedere negoziati in salita per i paesi che devono raggiungere intese commerciali con gli Stati Uniti.
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