Dai selfie faccia a faccia con i cervi ai soccorsi utilizzati come taxi, dalle file chilometriche per assaggiare i krapfen sulle Dolomiti ai vandali dei bivacchi in montagna. Quella che sta per andare in archivio sarà ricordata come l’estate del ‘turismo cafone’, quello del mancato rispetto per la natura o, peggio ancora, del menefreghismo delle regole basilari di comportamento in luoghi di villeggiatura, dal mare alle vette di Alpi e Appennini. Le amministrazioni comunali corrono i ripari firmando ordinanze ed elevando sanzioni, ma gli episodi di turisti scostumati continuano a spopolare su stampa e social.
L’ultimo caso è quello di Scanno, il borgo abruzzese celebre non solo per il suo lago a forma di cuore ma anche per la presenza di numerosi cervi nel centro abitato. Il comune, infatti, sta per emanare un’ordinanza per scongiurare l’avvicinamento dei turisti agli animali selvatici. Una decisione presa dopo l’ennesimo caso di aggressione da parte di un cervo maschio nei confronti di un turista – il secondo in due giorni – nei prati nei pressi del lago. I turisti si sarebbero avvicinati fino a toccare l’animale selvatico, già circondato da una calca di villeggianti di tutte le età, anche bambini. A quel punto l’animale ha caricato i due uomini, che sono finiti a terra, fortunatamente illesi. “Siamo un paese che si è sempre distinto per la coesistenza con l’animale selvatico: dovremmo sensibilizzare anche il turista, non solo per tutelarne l’incolumità ma anche per favorire la conservazione e la coesistenza”, sono state le parole del sindaco, Giovanni Mastrogiovanni. E per il cervo ora è pronto anche il trasferimento in una zona più lontana.
Ma quanto accaduto in Abruzzo non è di certo un episodio isolato. A fine luglio il Servizio Alpino del Trentino Alto Adige è stato costretto a lanciare un appello alla responsabilità nei confronti degli escursionisti. Alcuni di loro erano arrivati a chiamare il 112 perché, in mancanza di taxi, non sapevano come tornare in hotel. Una “marcata inesperienza”, come era stata definita, alimentata spesso dalla vetrina dei social sui percorsi in montagna. Ed è proprio la corsa allo scatto ‘instagrammabile’ ad aver creato la fila chilometrica che nei giorni scorsi ha fatto il giro del web: centinaia di escursionisti a caccia del krapfen realizzato in un rifugio a 2.300 metri d’altezza tra la Val di Fassa e la Val Gardena. È di ieri, invece, la notizia dell’atto vandalico in alcuni bivacchi delle Marmarole, gruppo delle Dolomiti bellunesi, dove sono state strappate tutte le pagine dei libri, i quaderni dove gli ospiti possono lasciare una firma o un pensiero. E a Cortina, infine, è in vigore già da qualche giorno l’ordinanza contro i turisti maleducati: previste multe fino a 500 euro per bivacchi, pranzi al sacco sulle scalinate, e abbigliamento non consono.
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