Trump: ‘Maxi accordo storico con il Venezuela sul petrolio’ – Notizie – Ansa.it


Dopo giorni di speculazioni sui media è arrivato l’annuncio ufficiale. Gli Stati Uniti e il Venezuela hanno firmato un’intesa sul petrolio. Il “più grande accordo della storia”, nelle parole di Donald Trump che, in un post su Truth, ha dato la notizia con i consueti toni roboanti.

Il presidente, tuttavia, non ha fornito grandi dettagli se non che Washington otterrà il controllo maggioritario di 65 miliardi di barili di riserve venezuelane. Una cifra enorme soprattutto alla luce del fatto che al momento gli Usa ne hanno a disposizione ‘soltanto’ 45 contro i 303 miliardi del Venezuela, le maggiori al mondo. Con questa iniezione di oro nero l’America andrebbe anche a rimpolpare la sua Strategic Petroleum Reserve, ora ai minimi dopo i rilasci per contenere la crisi di Hormuz.

Quello che ancora non è emerso è come l’accordo sarà attuato. Secondo quanto spiegato da un funzionario della Casa Bianca alla Cnn l’intesa garantirà agli Stati Uniti “il 55% della produzione effettiva di una nuova joint venture privata, destinata a diventare la seconda compagnia petrolifera privata al mondo per volume di riserve”. Con il sostegno degli Stati Uniti, ha affermato il funzionario, la presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodriguez ha concesso a una società privata diritti di sfruttamento “per 100 anni” sui giacimenti petroliferi. Ignota al momento l’identità della joint venture privata.

Tra le compagnie straniere che hanno oggi una presenza nel Paese ci sono Chevron, Repsol ed Eni e, secondo alcune fonti di stampa, potrebbero essere candidati naturali. “Stiamo lavorando con le controparti venezuelane e con tutte le Autorità coinvolte per contribuire al rilancio del settore energetico del Paese, a beneficio della sua popolazione e della sicurezza energetica internazionale”, ha dichiarato un portavoce del gruppo energetico italiano sottolineando che “attualmente non siamo nella posizione di commentare i prossimi passi ma ne comunicheremo i dettagli una volta finalizzati”.

Oltre all’identità dell’operatore privato, un altro dei nodi da sciogliere è il ruolo della Pdvsa, la compagnia petrolifera di Stato venezuelana. Sotto Nicolas Maduro la legge le attribuiva almeno il 60% nelle “imprese miste” ma in questo caso, almeno per il momento, il ruolo della Pdvsa non è stato menzionato. Nel comunicato ufficiale del governo Rodriguez si parla solo dei 65 miliardi di barili, 17 giacimenti da cui sarebbero estratti e 100 miliardi di investimenti per Caracas.

Se così fosse, per la prima volta il Venezuela cederebbe il controllo dei proprio giacimenti ad una compagnia privata sotto l’influenza degli Stati Uniti. In tutto questo secondo media economici venezuelani, il Paese sta valutando di lasciare l’Opec, di cui è membro fondatore dal 1960, proprio alla luce dei rafforzati legami con gli Stati Uniti. Il ritiro finale sarebbe l’effetto del riallineamento politico di Caracas dopo la cattura di Maduro a gennaio e l’ascesa di Rodríguez, in uno scenario in cui Washington ha assunto un ruolo centrale nelle vendite di greggio venezuelano. D’altronde per gli Stati Uniti l’alleanza energetica con il Venezuela è un modo per ridurre l’influenza dell’Opec, guidato dall’Arabia Saudita. Per Caracas, lasciare l’organizzazione massimizzerebbe l’estrazione a lungo termine senza quote e faciliterebbe l’ingresso di aziende internazionali nella ricostruzione di un’industria colpita da sanzioni e crisi.

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