Il segretario dell’Esercito americano lascia nel mezzo della guerra in Iran e mentre gli Stati Uniti si trovano a fare i conti con una preoccupante carenza di armi e munizioni. Dan Driscoll ha infatti rassegnato le dimissioni direttamente nelle mani di Donald Trump e respinto la richiesta della Casa Bianca di restare almeno fino alle elezioni di metà mandato.
La sua uscita è legata alle crescenti tensioni con il capo del Pentagono, Pete Hegseth, che lo ha sempre guardato con sospetto per i suoi rapporti stretti con il vicepresidente JD Vance, di cui era compagno di classe a Yale. Fin dall’inizio del secondo mandato Trump, i due non sono infatti mai andati d’accordo. Hegseth non ha mai digerito la proposta di Driscoll nel 2025 di organizzare un incontro del presidente e Vance con le forze armate.
Il capo del Pentagono l’ha respinta seccamente urlando e ricordandogli a chiare note chi era il capo. Da quel momento i loro rapporti hanno continuato a deteriorsi complici anche le epurazioni di alto livello decise da Hegseth, ultima in ordine temporale quella del capo di Stato Maggiore dell’esercito Randy George.
Driscoll si è lamentato di recente direttamente con Trump dei siluramenti del ministro della Difesa, esprimendo al presidente le sue preoccupazioni. Lavorava infatti a stretto contatto con George nell’ammodernare le forze armate americane e cambiarne l’organizzazione per renderle più efficienti. I suoi sforzi gli erano valsi il soprannome di ‘drone guy’.
Ma la collaborazione con George, i suoi successi nel rivoluzionare l’esercito e i rapporti diretti con Trump hanno attirato a Driscoll l’antipatia di Hegseth, contrario anche alla sua apertura con i media. Rispetto a un Hegseth ideologico e impegnato in una campagna anti-woke a tutto campo che l’ha portato a isolare i media all’interno del Pentagono, Driscoll invece è sempre stato aperto con i giornalisti e collaborativo con il Congresso, attirandosi molti plausi anche da parte dei democratici.
I rapporti di Hegseth con Capitol Hill invece sono da sempre difficili fra lo scetticismo dei repubblicani e la spinta dei liberal a rimuoverlo perchè non adatto all’incarico che ricopre e, soprattutto, non in grado di mettere al sicuro la vita dei soldati americani. L’addio di Driscoll, funzionario molto rispettato che è stato alla guida della battaglia della Delta Force contro l’Isis, lascia l’esercito senza un leader confermato dal Congresso e preoccupa i conservatori.
Hegsteh vorrebbe al suo posto Sean Parnell, il portavoce del Pentagono con il quale convidive la sua lotta anti-woke. Parnell è il volto della guerra del capo del Pentagono ai media. Nei mesi scorsi ha annunciato una serie di restrizioni draconinane ai giornalisti che seguono il Pentagono e ha licenziato tre reporter della rivista militare Stars and Stripes con l’accusa di insubordinazione.
Una mossa che gli è costata pesanti critiche, con i tre giornalisti silurati che lo hanno accusato di averli rimossi in ritorsione alla loro denuncia sul deterioramento delle condizioni a bordo della Uss Lincoln in Medio Oriente per l’Iran.
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