“Daphne, hanno fatto di tutto per soffocare la tua voce, ma saranno i criminali a perdere il sonno, perché garantiremo che i responsabili siano chiamati a rispondere. Non ci arrenderemo finché chi ha piazzato la bomba, abusando delle istituzioni per insabbiare tutta la corruzione che tu hai smascherato, non dovrà affrontare le conseguenze delle sue azioni”. Lo scrive su X la presidente del Pe, Roberta Mestola, in merito all’assoluzione del magnate maltese Yorgen Fenech, a processo con l’accusa di essere il mandate dell’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia, uccisa con una bomba piazzata nella sua auto il 16 ottobre 2017.
“Sappi Daphne che, quasi dieci anni dopo averti impedito di scrivere, la tua penna è ancora più potente di tutte le loro spade messe insieme”, evidenzia la politica maltese dal suo account personale rivolgendosi direttamente alla giornalista uccisa, a cui è stato intitolato l’omonimo premio dell’Europarlamento per il Giornalismo e una sala a Strasburgo. “La promessa fatta è ancora valida: non ci arrenderemo e non cederemo. Quando ti hanno assassinata, in pieno giorno, davanti alla tua casa, abbiamo promesso che non avremmo permesso loro di nascondere la verità sotto il tappeto”, aggiunge Metsola.
Matthew Caruana Galizia: ‘il verdetto è osceno, Daphne uccisa di nuovo’
“Questo verdetto è osceno e l’intero Paese è sotto shock. Spero che i giurati escano dal loro guscio e si rendano conto di ciò che hanno fatto” cioè “hanno fatto di nuovo saltare in aria mia madre”. E’ la durissima reazione su Facebook di Matthew Caruana Galizia, uno dei figli di Daphne, la giornalista uccisa da una bomba piazzata e fatta esplodere da sicari arrestati già sei settimane dopo l’omicidio e da anni in galera, alla sentenza che ha assolto Yorgen Fenech e lasciato il delitto senza un mandante.
“La loro decisione – ha scritto Matthew nel post – è in contrasto con tutte le prove, con tutta la logica, con la verità. Con la stessa ammissione di colpa dell’imputato. E questo verdetto non potrà mai essere accettato, in nessun caso. Ciò che è accaduto in quella stanza non è giustizia, ma pura malvagità”. Le parole di Matthew hanno rincarato la reazione a caldo della famiglia, che in un precedente comunicato ha parlato di “giustizia negata” pur ringraziando investigatori e pubblici ministeri per il lavoro svolto. Proprio quel ringraziamento era stato richiamato stamani dall’ex premier Joseph Muscat, secondo il quale il verdetto può essere contestato, ma il corso della giustizia e la decisione della giuria devono essere rispettati: “Questo è lo stato di diritto”.
Malta scioccata, ‘assoluzione Fenech riapre ferite e fratture politiche’
“Disgusto”, “vergogna”, “nausea”, “shock”, “sfiducia” e “rabbia”: sono stati gli aggettivi più ricorrenti espressi su quotidiani e social maltesi dalle 19.31 di ieri, ovvero dal momento della sorprendente assoluzione piena del presunto mandante dell’omicidio di Daphne Caruana Galizia. Il verdetto ha riportato di colpo Malta indietro di sette anni, quando le rivelazioni emerse con le accuse del ‘pentito’ Theuma portarono all’ arresto e alla incriminazione di Yorgen Fenech, il miliardario erede del Tumas Group con la passione per le società ombra tra Dubai ed Emirati Arabi usate per traffici non solo corruttivi. Subito dopo la lettura della sentenza, è scattata una manifestazione spontanea con centinaia di persone in protesta mentre amici e sostenitori di Fenech si abbracciavano e facevano festa. Una ricognizione qualitativa dei messaggi in maltese e inglese, condotta dall’ANSA con strumenti AI e limitata a profili riconoscibili e dotati di una storia coerente, ha restituito l’immagine di un Paese soprattutto incredulo, arrabbiato e disilluso. Solo uno scarso 10% dei commenti è risultato orientato all’accettazione del verdetto e al rispetto dello stato di diritto. Quasi tutte nel campo degli aperti sostenitori del Labour, guidati dall’ex premier Joseph Muscat che sin dal primo mattino ha dettato la linea. “Questo è lo stato di diritto”, ha dichiarato di primo mattino sottolineando però il legame tra il verdetto della giuria e le conclusioni della pubblica inchiesta (autorizzata da lui stesso) che nel 2023 attribuì allo Stato (e al suo governo, quindi) il “clima di impunità” in cui fu uccisa la giornalista. “Oggi più che mai credo che sarei stato più saggio se la pubblica inchiesta si fosse tenuta ora, dopo questo verdetto e non prima”.
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