Piangi pure, caro Kimi. A Monza il ventenne pilota italiano ha compiuto un autentico capolavoro. La sua Gioconda, il suo ‘C’era una volta in America’, il suo ‘Nel blu, dipinto di blu’ che, guarda caso, suona sul podio prima delle lacrime dopo l’inno di Mameli. La rimonta dei record, una gara da leggenda.
Partito 19esimo, arrivato primo. Sessanta anni dopo Ludovico Scarfiotti, l’ultimo italiano a festeggiare in casa sul gradito più alto: il figlio Luigi, fato o casualità, era proprio ospite speciale in autodromo questo weekend.
Era il 1966: l’Inghilterra era appena diventata campione del Mondo e i Beatles non si erano ancora sciolti. Antonelli diventa oggi il più giovane vincitore di sempre, a vent’anni appena compiuti, nel ‘tempio della velocità’: superato Vettel, tra i suoi idoli. Le mani su Monza dopo 26 sorpassi furiosi, un messaggio e una batosta a Russell per il Mondiale: sverniciato in pista per tre volte, partendo 18 posizioni dietro. Ora la classifica piloti che segna +66. Altri sette punti di vantaggio messi in cascina in una gara dove la priorità era difendersi, per la penalità da scontare. Quello che sembrava un handicap insormontabile, rende tutto ancora più epico. E a Baku, dopo il debutto nel Circus di Madrid, toccherà all’inglese sostituire la power unit e partire da fondo griglia.
Un’altra occasione ghiotta per allungare. Certo, per entrare nella storia serve anche un pizzico di fortuna. Non guasta mai. L’incidente al terzo giro di Leclerc gli dona una seconda partenza che rischiaccia e ricompatta il gruppo. La favola Gasly era già terminata, risucchiato dai big. In quel momento, Antonelli è già dodicesimo, dopo un primo giro in cui salta gli avversari come birilli. Verstappen lo aiuta, battagliando in testa con Russell, non lasciandolo così scappar via.
Alla decima tornata sale quinto, terzo dopo 13 e primo al 18esimo. Le gomme dure di Russell hanno però più vita e il secondo ruota a ruota premia l’inglese. Ma è soprattutto il ko di Stroll a favorire l’impresa. La Virtual Safety Car del 29esimo permette ad Antonelli di variare la strategia rispetto al compagno, preso in contropiede: il muretto di Kimi lo richiama ai box, cambia le medie con altre medie più fresche e si può tornare a caccia. “Sarò un martello”, aveva promesso. È di parola. Rientra sesto ed è un crescendo rossiniano: in due giri mangia 5 secondi a Russell e salta le McLaren. Hamilton lo aiuta finendo lungo alla prima staccata e poi via dietro gli scarichi dell’inglese: i 16 secondi di svantaggio vengono rosicchiati presto. I computer predicono 13 giri per una nuova battaglia fratricida in Mercedes, Kimi ne impiega appena 9. Il primo attacco è un brivido: Russell va lungo alla prima chicane, ma Antonelli perde il posteriore e finisce nella sabbia. Fiato sospeso ma l’auto non si impantana. Basta un giro e la superiorità diviene conclamata: uscita dalla Lesmo 2 al doppio della velocità e sorpasso di potenza appena dopo il Serraglio. Monza esplode. Anche chi indossa il rosso Ferrari – sbiadito per la delusione di una gara infelice – non può esimersi dall’entusiasmarsi.
È una rimonta da record: la vittoria a Monza partendo più indietro in griglia (battuto Gethin, P11 nel 1971), secondo solo a John Watson, vincitore dal 22° posto nel 1983 a Long Beach. Ma più dei numeri conta l’immagine finale. Antonelli taglia il traguardo, non crede a ciò che ha realizzato: il primo team radio, l’emozione, la consapevolezza di avere appena scritto una pagina irripetibile. Monza tutta in piedi. Per una Mercedes, storica rivale della Ferrari. Sessant’anni di attesa sono finiti. Scarfiotti non è più l’ultimo italiano ad aver vinto qui. Adesso c’è Kimi Antonelli. E la sua non è semplicemente una vittoria. È un’impresa da leggenda.
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