’50 anni fa morì Mao, la mia foto fece il giro del mondo’. Il corrispondente ANSA dell’epoca racconta l’immagine che scattò – Mondo – Ansa.it


Il corrispondente ANSA dell’epoca racconta l’immagine che scattò

 

di Francesco Betrò

 

Prima di tutto ci fu il silenzio. “La città era quasi vuota, la gente era paralizzata”. Così Pier Luigi Zanatta ricorda la Pechino del 9 settembre 1976, il giorno dopo la morte di Mao Zedong. Aveva 27 anni ed era corrispondente dell’ANSA nella capitale cinese da poco più di un anno. Dopo una notte trascorsa a lavorare sulla morte del ‘Grande Timoniere’, il suo capo Ada Princigalli lo convinse a tornare in centro. “Mi disse: ‘Corri, vai in città’. Io le risposi che ero stanchissimo. Ma lei insisteva: ‘Vai, fai qualche cosa'”. Fu così che Zanatta arrivò in piazza Tiananmen e vide una scena destinata a diventare una fotografia storica: “Una ragazzina e un ragazzino erano arrivati per primi davanti al ritratto a lutto di Mao e si inchinavano. C’erano tre o quattro giovani che avevano avuto il coraggio di farlo. E io ero lì a scattarli”. Fu l’unica immagine pubblicata dai media occidentali di quel giorno. Che fosse proprio un giornalista, e non un fotografo, a trovarsi dietro l’obiettivo non era casuale.

 

“Dopo il film di Michelangelo Antonioni ‘Chung Kuo, Cina’, nel 1972, scoppiò una polemica pazzesca. Aveva mostrato con molto realismo la Cina, la povertà, come erano ridotti i cinesi dopo la Rivoluzione culturale. Alla sinistra cinese non piacque affatto e questo impedì a qualsiasi straniero di fare riprese filmate o fotografie”. A Pechino i corrispondenti occidentali erano pochissimi e i fotografi stranieri non avevano libertà di movimento. Anche per questo la fotografia fu una corsa contro il tempo. “La scattai, poi andai a casa, la sviluppai nella sala da bagno e corsi con i rotoli delle scriventi. La foto era ancora da asciugare: la misi sopra i tergicristalli della macchina e attraversai tutta Pechino fino a Pechino Ovest”. La trasmissione costò “100-140 mila lire. Era carissima, ma l’Ansa pagò”. Quella stessa notte Zanatta aveva però ricevuto uno scoop ancora più grande, che decise di non pubblicare. A confidarglielo era stato Edward Luttwak, nella delegazione statunitense guidata dall’ex segretario alla Difesa James Schlesinger. “Mi disse: ‘Sai, Mao è morto stanotte’. O meglio: ‘È morto Blue Marlin’. Era il nome di un pesce al largo della Florida e il nome in codice che i servizi usavano per Mao Zedong”.

 

Luttwak gli spiegò perché non poteva pubblicare la notizia: “L’avevano già data prima loro per la morte di Zhou Enlai e i cinesi si erano molto arrabbiati. Mi disse di aspettare”. E Zanatta aspettò. “Non mi azzardai, sebbene potesse essere uno scoop veramente straordinario. Ero troppo giovane”. A quel punto rimaneva da raccontare ciò che stava accadendo fuori dalle stanze del potere. “Non è vero che dopo l’annuncio la gente si mise immediatamente a fare corone di fiori e scritte. Non successe niente. Era in corso una lotta di potere fra i conservatori e i progressisti ed era talmente accanita che tutti si domandavano: domani che succederà?”. Zanatta, corrispondente a Pechino dal 1975 al 1981 e poi dal 1983 al 1985, ha raccontato quegli anni nel libro Povera Cina, edito in italiano da Effigi e pubblicato anche in inglese come ‘China Then: The mid-1970s adventures of an Italian correspondent’ da Earnshaw Books. Quella notte lo scoop rimase nel cassetto. La fotografia, invece, prese la strada per il mondo: “C’erano tre o quattro giovani che avevano avuto il coraggio di inchinarsi davanti a Mao. E io ero lì”.



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