La giovane Bonino alla clinica degli aborti clandestini di Firenze – Notizie – Ansa.it


La clinica degli aborti clandestini di Firenze, a metà anni ’70, praticati a donne provenienti da tutta Italia, ebbe tra i più solerti militanti radicali che ne propugnavano l’attività, una ancora sconosciuta Emma Bonino, che poi avrebbe fatto cifra di questo trascorso per la sua carriera politica fino all’arresto. Lo ricordano i militanti del Partito Radicale nel capoluogo toscano testimoni pure della sua latitanza quando fu emanato l’ordine di arresto essendo l’aborto era ancora illegale.
    Bonino faceva spola tra Milano dove animava il Cisa, il Centro di informazione per la sterilizzazione e l’aborto, e Firenze per aiutare le attività della struttura clandestina, di concerto col presidente del Partito, Adele Faccio e del segretario Gianfranco Spadaccia. La clinica era diretta dal dottor Giorgio Conciani, vicino al Pli ma con simpatie radicali.
    “Furono tutti arrestati e la clinica, in via Dante da Castiglione, zona Porta Romana, fu sequestrata per iniziativa del magistrato Carlo Casini” ricorda quel periodo, Vincenzo Donvito, all’epoca giovane attivista ma poi divenuto dirigente nella segreteria nazionale del Partito Radicale e oggi presidente di Aduc, associazione di consumatori.
    “Nel 1975 – rievoca ancora – un servizio del settimanale Il Borghese fece scoppiare il caso della clinica degli aborti che, col supporto del Partito Radicale, e con la direzione di Conciani, per circa un anno, tra il 1974 e il 1975, fino al sequestro e agli arresti faceva 50 aborti al giorno”. “Era il centro clandestino per gli aborti più grande in Italia – conferma Donvito – Ci aiutava il Mlac francese, il Movimento per la libertà dell’aborto e della contraccezione, per procurarci il materiale tecnico-sanitario che serviva”.
    Emma Bonino “giocoforza fu coinvolta dato il suo impegno col Cisa: lei inviava le donne ad abortire a Firenze e veniva lei stessa in città – prosegue Donvito – A Firenze il Partito Radicale aveva sede in via de’ Neri e avevamo affittato uno scantinato all’angolo con via della Mosca dove ogni settimana riunivamo le donne che volevano abortire per informarle e rasserenarle. Provenivano da tutta Italia. Tenevamo le porte aperte, mimetizzate fra loro ad ascoltarci c’erano anche donne della polizia per motivi di servizio: sapendolo riservavamo delle sedie ‘posto riservato alla polizia'”. Anche Bonino, che nelle campagne praticò l’aborto – iconica la foto di lei con una pompa da bicicletta – partecipava a queste iniziative fiorentine per avviare le donne in gravidanza ad abortire. “Quando diventò ricercata dalla giustizia – ricorda Donvito – entrò in clandestinità, la nascondemmo in un appartamentino in via de’ Neri davanti al 23. Non eravamo criminali, facevamo politica e aspettavamo il momento migliore per l’arresto, per avere risalto”. Intanto Conciani dava appuntamento alle donne che volevano aborte al piazzale Michelangelo come fossero turiste.
    “Si dovevano far riconoscere tenendo L’Espresso sotto braccio – conclude – Poi con un furgone Fiat 600 andavamo a prenderle e le accompagnavamo alla clinica, lungo i viali”.
    Emma Bonino fu arrestata a Milano, gli altri a Roma la Faccio in un’iniziativa al Teatro Adriano e Spadaccia, Conciani a Firenze. La clinica fu chiusa, “ma Conciani era aiutato da circa altri 20 medici ed a Firenze, fino alla legge Fortuna n.194 del 1978, sorsero altre piccole cliniche per gli aborti clandestini dove l’attività continuò”.
   

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