Ha fatto parte del collettivo punk oppositore russo Pussy Riot, ma poi la “paura troppo grande” che potesse succedere qualcosa a lei o alla sua famiglia, in seguito a minacce ricevute, l’ha condotta verso tutta un’altra strada: quella di infiltrata per conto di Mosca in circoli di attivisti considerati scomodi per il Cremlino, una volta reclutata dai servizi segreti federali (Fsb).
È la storia, raccontata in un’intervista al Guardian, da Rita Flores, 29enne riuscita a fuggire il mese scorso dalla Russia dopo tre anni di lavoro per l’intelligence locale. Attiva con le Pussy Riot a partire dal 2020, con performance di protesta che le sono costate più volte arresti, periodi di sorveglianza e perquisizioni, Flores dice di esser stata costretta al reclutamento nel Fsb a febbraio 2023. In quel momento, la giovane era finita sotto la lente delle autorità per aver mosso critiche via social alle azioni belliche russe in Ucraina. Fu allora, spiega, che finì sotto ricatto di agenti dei servizi segreti: avrebbero fatto aprire procedimenti penali nei suoi confronti, a meno che accettasse di lavorare per l’Fsb. “Ho creduto che potessero fare tutto quello che dicevano”, racconta lei.
“La mia paura era troppo grande”. E così iniziò a svolgere diverse missioni, principalmente per raccogliere informazioni su profili legati all’opposizione. Il punto di inflessione è arrivato con l’incarico di occuparsi di Pyotr Verzilov, attivista filo-ucraino, arruolatosi con Kiev dopo esser stato legato alle Pussy Riot. I superiori di Flores le chiesero infatti di incontrarlo in Serbia e contribuire a tendergli una trappola per ucciderlo. Ma, prima che tutto ciò accadesse, la ragazza, aiutata da un avvocato, ha fatto i bagagli lasciando la Russia. Ora punta a denunciare ciò che ha vissuto e come l’uso da parte del Cremlino di infiltrati negli ambienti degli oppositori sia, a suo dire, “un fenomeno di massa”. La ex Pussy Riot parla anche di un clima di appiattimento generale negli ambiti artistici russi: “Le persone rimaste in Russia hanno accettato le regole del gioco. Vai in una galleria e ogni opera potrebbe benissimo avere un cartello con scritto ‘ci è stato vietato dire qualsiasi cosa'”.
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