“Emerge a livello globale la tentazione di democrazia illiberale, come se possa essere separata dalla libertà”. Parte da questo assunto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per sostenere a gran forza la difesa dei diritti degli oppressi, delle donne. Un percorso che, non a caso, in un alto discorso culturale, ha illustrato alla cerimonia conclusiva del 27/o Pordenonelegge, la “Festa del libro e della libertà”. “La battaglia dei diritti” ha insistito Mattarella, è “lungi dall’essere conclusa o che ne sia possibile, se non, da taluni, addirittura auspicato, un arretramento”.
Tuttavia, “il germe della libertà di pensiero, di vita, il valore delle persone, in altri termini, continua a persistere persino nei cicli più bui della storia”. Se questa “edizione richiama la libertà di espressione, di manifestazione del pensiero, il valore del dissenso, ancor più prezioso dove viene negato”, il Capo dello Stato ha passato in rassegna esempi universali di lotta per la libertà, “di donne e uomini che hanno pagato di persona, il valore dell’opera di quanti, intellettuali, artisti, dissidenti rispetto a ordinamenti che ignorano i diritti umani, concorrono con la loro libertà di pensiero e di azione, al progresso dell’umanità”. Mattarella snocciola una serie di nomi di eroi, quotidiani e no, sottolineando che il pensiero unico è “strumento di oppressione e la dialettica imposta dalle voci libere, anche del dissenso è, in questo senso, preziosa” mentre l’unanimismo “si addice all’autocrazia e alle dittature ed è sinonimo di immobilismo”. Al contrario, “è il pluralismo delle opinioni che nelle democrazie impedisce al potere, anche quello digitale, di fossilizzarsi in una verità che pretende di imporre”. Dunque Alessandro Manzoni, i dissidenti dell’est europeo, gli esuli dall’Argentina e del Cile, durante le dittature militari; la mente libera di Norberto Bobbio, passando per i samizdat, Juan Gelman, Rodolfo Walsh. Poi, le terribile condizione femminile “dall’ Afghanistan all’Iran”.
Come non citare Mahsa Amini”, Narges Mohammadi; le donne di Herat. Il Presidente ha poi dedicato due pensieri alla realtà locale: la ricostruzione del Castello di Colloredo, fortemente danneggiato dal terremoto del Friuli del 1976, e un “saluto particolare” ai lavoratori dell’Electrolux, impegnati in una dura vertenza, “nella difesa della loro identità”. E’ stato maggiormente a quel presidio di una trentina di operai con striscione all’esterno del Teatro Verdi, riconoscibili nella grande folla di cittadini che ha accolto Mattarella, che ha rivolto i saluti all’entrata e all’uscita dal teatro.
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