Da ministro dell’Istruzione, anche Sergio Mattarella “redigeva circolari” che invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nelle stesse classi. Giorgia Meloni sceglie il salotto tv Bruno Vespa – reduce da un brutto incidente domestico ma determinato ad andare comunque in onda – per respingere, e girare invece a suo favore, “l’interpretazione prevalente” che ha letto le parole del Capo dello Stato all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice come una contestazione al governo.
E alla sua volontà di porre per legge, e non via circolare, un tetto agli stranieri in classe che dovrebbe arrivare già giovedì in Consiglio dei ministri. Fonti del Quirinale, interpellate al riguardo, non commentano le parole della premier. In ambienti vicini al Colle ci si limita a spiegare che sono in corso interlocuzioni tra gli uffici della presidenza della Repubblica e quelli del ministero competente sulle misure che il governo intende attuare. Anche se non si sa ancora se il testo del provvedimento nascerà sotto forma di un decreto legge o di un ddl.
Nel frattempo, dalle opposizioni si rileva che c’e’ una netta differenza tra un testo di legge come quello proposto ora dall’Esecutivo e delle circolari, come quelle scritte dall’allora ministro dell’Istruzione, definite ‘includenti’ e fatte con l’obiettivo di facilitare l”integrazione’. Un modo, quello della premier, di “tirare il presidente del la giacchetta sulla polemica del giorno” -stigmatizza Elly Schlein – che dimostra una “evidente e totale mancanza di senso dello Stato”.E “una provocazione diretta alla più alta carica dello Stato”.
Una linea condivisa, a cascata , con tutto il resto delle opposizioni, compresi Avs e 5 stelle. A caldo già i luogotenenti di FdI, e pure Matteo Salvini, avevano sostenuto la tesi del presidente del Consiglio sull’argomento. Lei la argomenta in prima serata su Rai1. L’intento, è il ragionamento, è quello di “superare i ghetti”, sia da parte dell’esecutivo sia nelle parole del presidente della Repubblica che “per l’appunto dice che la scuola deve superare i ghetti, deve non creare ghetti”. E un ghetto “è chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua”.
La volontà del governo, insomma, è di arrivare a “una distribuzione più equa delle classi”, intervenendo, precisa Meloni, sui “ragazzi che non parlano la nostra lingua”. Si tratta di “buonsenso”, come nel caso del burqa, che va vietato a scuola, e anche nei luoghi pubblici come propone FdI, pure per una questione di “sicurezza”. C’è anche l’economia, nella puntata di Porta a Porta, nel giorno in cui sfuma l’uscita anticipata dalla procedura di infrazione Ue per deficit eccessivo. “Sono molto dispiaciuta” perché “avevamo fatto 30…” commenta la premier ricordando che c’è stato “un lavoro molto complesso che ci ha portati a ridurre il deficit dall’8,1% al 3,08%”.
Certo il rammarico aumenta perché “anno dopo anno sono state riviste” le stime e “non so se l’Istat sottostima gli italiani o il governo…”. Certo è che ora il percorso è più complicato anche per sfruttare la clausola su difesa ed energia ma al momento non ci sarebbero decisioni prese. Nei prossimi giorni si approfondirà durante il lavoro per la prossima legge di Bilancio, con la quale il governo lavora, ribadisce, a confermare “la detassazione degli aumenti contrattuali”. .
La prossima sarà probabilmente l’ultima manovra del suo esecutivo, se si dovesse arrivare al voto in primavera anziché proprio alla scadenza naturale della legislatura. “Lo dicono tutti perché non vedono l’ora di levarcisi dalle scatole”, scherza il presidente del Consiglio senza sbilanciarsi però sulla data. Anche se in vista della campagna elettorale invia un messaggio a Roberto Vannacci: “Non ho elementi per sostenere” che sia un cavallo di Troia di Mosca, risponde a Vespa salvo puntualizzare però che l’ex generale ha rilanciato pagine con “argomenti proprio della più vergognosa propaganda russa contro di me”.
All’appuntamento con le urne si arriverà, se tutto andrà liscio nell’ultimo passaggio alla Camera, con la riforma della legge elettorale che reintroduce le preferenze. Se non dovesse esserci la fiducia “ne prenderemmo atto”, ripete la premier lasciando comunque aperta la porta di un voto anticipato se la legge non dovesse passare.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
