Valditara: ‘Il tema dei troppi stranieri in classe mai risolto da nessuno. Non sappiamo quanti sono’ – Notizie – Ansa.it


“Il problema” della concentrazione degli studenti nelle classi “se lo sono posti Mattarella, Berlinguer, la Carrozza, Gelmini: nessuno lo aveva mai risolto, noi ora diamo risposte”. A dirlo è stato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara a L’Aria che tira su La7.

Le classi con un 30% di stranieri sono 34mila “ma dovremo togliere da questo numero i ragazzi stranieri che parlano bene l’italiano, quelli nati in Italia, chi ha frequentato le scuole quindi il numero scenderà. Non possiamo sapere quanti sono gli studenti stranieri che non conoscono l’Italiano all’interno di quelle 34mila classi”, ha concluso Valditara. 

“La circolare Gelmini – ha spiegato il ministro – ha avuto il merito di individuare il problema, ma non prevedeva una precisa organizzazione del sistema e si è creato il rischio di un rimpallo di responsabilità, di una inerzia; nei fatti non è stata sostanzialmente applicata. Qui ora invece, interviene il provveditorato che deve coordinare i presidi e prenderà la decisione laddove non è possibile trovare una soluzione dove mettere lo studente in più”, qualora si sfori il tetto del 30% di presenze straniere in una classe.

“Anche oggi i genitori indicano 4 scuole, non una sola, non è un fenomeno strano rispetto al sistema e si deve trattare di scuole di vicinato, certo il ragazzino non può andare a 20 chilometri di distanza. In caso poi non si riuscisse proprio a trovare un posto, abbiamo previsto 14milioni di euro a regime per potenziare l’italiano per i ragazzi stranieri che non conoscono bene la lingua italiana”. 

“Di questo decreto si parla al ministero da qualche mese, non si confeziona nell’arco di un giorno, ci vogliono approfondimenti, confronti, è il frutto della prosecuzione di un percorso iniziato un anno fa quando abbiamo previsto per la prima volta in Italia la specializzazione e l’assunzione di docenti formati per insegnare l’italiano ai ragazzi di primo arrivo, è stato previsto un criterio di questo tipo, l’esperimento ha funzionato molto bene”, ha aggiunto Valditara.

 

Alla domanda se l’impulso sia arrivato dalla premier Giorgia Meloni a Fenix, il ministro ha risposto: “Il testo era già pronto, prima avevamo concordato con Giorgia un lancio mediatico, lei ha usato quell’occasione per anticipare quel lancio e dare visibilità al decreto ritenuto politicamente importante, non è stato preparato in quelle ore. Noi già da tre anni abbiamo avviato Agenda sud e Agenda nord e in primavera abbiamo deciso di concentrare le risorse di Agenda nord nelle scuole delle periferie da Roma alle Alpi nelle grandi città per intercettare il disagio scolastico che riguarda ragazzi italiani e stranieri. La dispersione implicita, che nella media nazionale è del 7,3%, è del 5% per gli italiani e pari al 10% per gli stranieri e dunque se il mancato raggiungimento delle competenze minime per i ragazzi italiani è come quello dei Paesi più avanzati, per gli stranieri è il doppio”.

“Per carità nessun inseguimento di Vannacci. Abbiamo iniziato nel 2023 con Agenda nord, abbiamo proseguito con l’intervento sui ragazzi stranieri neoarrivati e facciamo questo provvedimento ora che è immediatamente operativo. Noi partiamo dal presupposto se il ragazzo ha gravi problemi linguistici, se i genitori non si presentano mai a scuola e il ragazzo è abbandonato, verifichiamo se i genitori sanno l’italiano e offriamo loro la possibilità di impararlo gratuitamente. Se non lo fanno scatta la multa. Se il ragazzo non ha problemi di inserimento scolastico o va bene, la norma non si applica. In Germania fanno ben altro delle multe, noi abbiamo scelto una soluzione molto equilibrata”, ha quindi chiarito Valditara.

Proteste nelle scuole: ‘Approvato il decreto del razzismo’

“Meloni e Valditara si mettano l’anima in pace: pensavano di far passare il loro schifo razzista senza una reazione, invece le scuole hanno già risposto”.A dirlo sono gli studenti dell’organizzazione studentesca Osa che hanno organizzato in tutta Italia assemblee e scioperi e lanciato quello che definiscono “un grido di lotta e rabbia contro il Ddl razzismo, quello del tetto agli studenti stranieri in classe. Basta razzismo di Stato.Che il governo risolva i problemi veri invece che attaccarci e provare e dividerci. Non passeranno!”. Per oggi pomeriggio alle 16,30 a Roma è stato organizzato un flash mob davanti a Montecitorio.

Giani: ‘Dl Valditara norma indegna, superato il limite’. De Pascale: ‘Ricorso? prima va valutato il testo’

Il decreto Valditara sulla scuola è “una legge indegna di un Paese che ha l’accoglienza e l’integrazione fra i suoi principi costituzionali”. Lo ha sostenuto Eugenio Giani, presidente della Toscana, a margine di un evento di Confcommercio a Firenze.

“Ritengo che questa rincorsa continua delle teorie di Vannacci da parte della Meloni – ha proseguito – sia davvero qualcosa di superficiale e demagogico, in questo caso sulla pelle di persone che nel nostro Paese cercano di potersi integrare, fin da piccoli. Io ritengo davvero che questa volta si sia superato il limite”.

Dunque, si è chiesto Giani, “cosa arriveremo a fare in zone di Firenze come Brozzi, dove ci sono classi con il 70% di bambini che non sono cittadini ma che nella gran parte dei casi in poche settimane imparano subito la lingua? Pensiamo a situazioni come Prato: cosa facciamo? Li rimandiamo via, non li facciamo andare a scuola?”. 

“Dobbiamo valutare con attenzione il testo” del decreto scuola. Le Regioni possono fare ricorso “se sono violate le loro competenze legislative, non possono presentare un ricorso generico. A un primo sguardo non credo, sinceramente, che ci siano questi elementi”, ha affermato il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale, a margine dell’inaugurazione dell’ampliamento del Tecnopolo di Ozzano dell’Emilia, risponde alla domanda sull’ipotesi di un ricorso delle Regioni contro il decreto scuola.

De Pascale invita ad attendere anche l’esame parlamentare: “La norma è cambiata diverse volte nei testi che sono circolati e andrà studiata nel dettaglio – spiega – Aspettiamo di capire quale sarà il testo definitivo dopo la conversione”. Il presidente segnala intanto possibili difficoltà applicative per gli istituti scolastici e gli uffici scolastici territoriali. “Penso soprattutto alle scuole in montagna, dove in alcuni plessi ci sono percentuali molto elevate e la prima alternativa scolastica è a 50 chilometri di distanza: quale soluzione si pensa di utilizzare?”, osserva. 

“La scuola è il modo per integrare le famiglie straniere, perciò definire delle soglie, così come il tema della conoscenza della lingua, che è un aspetto fondamentale per i bambini, ma molto più complicato per i genitori, va gestito non con delle leggi ma con progetti di integrazione reale”, ha sottolineato il sindaco di Napoli e presidente nazionale Anci, Gaetano Manfredi, in relazione al decreto scuola approvato ieri dal Consiglio dei ministri.

“L’educazione dei bambini – ha aggiunto – rappresenta il primo fattore di integrazione all’interno di una società e dunque, quando si trattano temi così delicati, bisogna muoversi sempre con grande prudenza e attenzione anche guardando alla complessità del Paese perchè in Italia abbiamo aree in cui la presenza di comunità immigrate, presenti da anni, da decenni, è molto ampia e anche noi lo vediamo nei nostri territori dove nella zona vesuviana ci sono tantissimi lavoratori impegnati nel tessile e nell’agricoltura, e dunque c’è una concentrazione naturale”.

Quando avremo il testo del dl scuola, “ci sarà un momento di condivisione con l’ufficio scolastico regionale e con i dirigenti degli istituti, fermo restando che in ogni caso non può che essere operativo a partire dal prossimo anno scolastico visto che le classi sono formate e non possono certo essere rimodulate”. Lo dichiara all’ANSA l’assessora regionale della Puglia alla Cultura e alla Conoscenza, Silvia Miglietta, in merito al dl sulla scuola approvato ieri dal Consiglio dei ministri.

“Ci sarà tempo per fare gli opportuni approfondimenti su un testo sul quale registriamo già una parziale marcia indietro del Governo rispetto ad alcuni aspetti palesemente anticostituzionali”, prosegue Miglietta, riferendosi alla bozza iniziale del Decreto che prevedeva la perdita della responsabilità genitoriale nel caso in cui il nucleo familiare d’origine dell’alunno straniero fosse stato un ostacolo all’integrazione linguistica e scolastica.

“Bisogna dire poi che una simile impostazione giuridica – aggiunge – sempre ammesso che resti invariata dopo le osservazioni del Quirinale, non può prescindere da un parallelo e cospicuo investimento sui servizi a sostegno delle famiglie”. “La Regione Puglia crede in una scuola inclusiva e la sta già costruendo – conclude Miglietta – come testimonia il provvedimento dei voucher di mediazione interculturale approvato in giunta, che, nei prossimi giorni, porterà alla pubblicazione dell’avviso per il sostegno ai servizi di mediazione linguistica e culturale negli istituti comprensivi della Puglia”. 

Assoutenti: ‘Per la famiglie si rischia una mazzata economica’

Il decreto che fissa un tetto massimo del 30% agli studenti stranieri nelle scuole rischia di determinare un danno economico per le famiglie e introdurre nuovi costi a loro carico. Lo afferma Assoutenti, commentando la misura del governo.

“In diverse aree del Paese le scuole registrano oggi una elevata presenza di studenti stranieri, al punto che in alcune classi il loro numero supera quello degli alunni italiani – spiega Assoutenti – Questo significa che per rispettare il limite del 30% nelle classi di tutti gli istituti, gli studenti dovranno essere trasferiti in altre scuole dove il numero di stranieri è inferiore, allontanandosi dalla propria zona di residenza e costringendo le famiglie ad attrezzarsi per far fronte agli spostamenti”.

Nell’ipotesi di uno studente spostato a 4 km da casa e accompagnato a scuola da un genitore in auto, la spesa tra andata e ritorno è di circa 374 euro annui in caso di vettura a gasolio, 448 euro con auto a benzina (per un totale di 16 km al giorno per 200 giorni, ai prezzi attuali dei carburanti e considerando che i motori diesel consumano meno). Spesa che sale esponenzialmente al crescere della distanza da scuola. Se invece si opta per il trasporto pubblico con abbonamento annuale, la spesa per uno studente under19 a seconda della città di residenza può arrivare a 260 euro senza agevolazioni legate all’Isee, conclude Assoutenti. 

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