“Avrei potuto aspettare la nascita di un governo che mi affidasse magari qualche incarico. Ma non è questo che mi interessa. Credo sia più importante impegnarsi in prima persona nella costruzione di una nuova idea di Paese”.
Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, annuncia in un’intervista al Corriere della Sera la decisione di entrare in politica e di accompagnare il progetto di Ernesto Maria Ruffini.
“Lo faccio senza chiedere ruoli o garanzie: prima viene il progetto, poi il resto”, dice.
La collocazione, chiarisce, nel centrosinistra è “senza ambiguità”. “Non cerchiamo un’equidistanza tra destra e sinistra – aggiunge-. Non immaginiamo un centro autosufficiente, destinato all’irrilevanza. La nostra collocazione è nel centrosinistra, con l’ambizione di renderlo più largo, credibile e capace di governo. Non una somma di sigle unite contro qualcuno; un’alleanza costruita attorno a un’idea del Paese”.
Gabrielli non pone veti per il centro a Renzi, “da tempo dichiara di volersi collocare nel centrosinistra. Questo dato non può essere ignorato”. Su Calenda afferma invece che spetterà al nuovo progetto costruire una proposta in grado di interpellare anche lui e il suo elettorato.
Sulle primarie del Campo largo avverte: “Le primarie possono essere uno strumento utile, ma bisogna rispettare l’ordine delle cose. Prima si costruiscono un programma condiviso, un perimetro politico e regole comuni. Poi eventualmente si chiede ai cittadini di scegliere chi debba assumersi la responsabilità di guidare quel progetto. Sarebbe un suicidio organizzare le primarie come una conta tra partiti”.
Gabrielli interviene anche sulla crescita della forza politica di Roberto Vannacci: “Il successo di Vannacci è anche la dimostrazione del fallimento del governo, soprattutto sui temi dell’immigrazione e della sicurezza. Vannacci dice oggi molte delle cose che Giorgia Meloni diceva quando era all’opposizione. Ma un conto è spararle grosse dall’opposizione; un altro è governare fenomeni complessi”.
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