Non sono bastati i presidi nelle piazze spagnole giorno e notte, dopo la crisi provocata dallo sfatto delll’87enne Maricarmen, né sono servite le ‘caceroladas’ risuonate in tutto il Paese o la pressione fuori al Congresso. Tantomeno l’appello-supplica del premier Pedro Sanchez in extremis in aula ai gruppi parlamentari a votare “pensando alla gente”. Il governo è andato sotto con una doppia sconfitta bruciante sui due decreti varati d’urgenza per far fronte all’emergenza abitativa.
E la casa rischia di diventare il punto di rottura della legislatura spagnola, aprendo la strada a possibili elezioni anticipate forse già a fine novembre. Mentre la protesta delle piazze torna a infiammarsi in tutta la Spagna. Determinanti per affondare i decreti i voti contrati del conservator Partito Popolare, dell’ultradestra Vox e dei 7 deputati della forza indipendentista catalana Junts, in un copione già visto a febbraio. Quando i tre partiti affondarono un analogo provvedimento contro gli sfratti.
Video Il corteo verso il Parlamento mentre l’assemblea esamina i decreti casa
Il primo decreto è stato rigettato con 178 voti contrari e 172 favorevoli. E’ stato soprattutto il voto di Junts a certificare le difficoltà del fragile equilibrio parlamentare sul quale Sanchez ha costruito la legislatura partita nel 2023 in un Parlamento estremamente frammentato. Il secondo decreto – che conteneva come unica misura il rinnovo automatico per due anni dei contratti d’affitto in scadenza nel 2028 e ‘indennizzi’ dei proprietari agli inquilini di 12 mesi di canone, in caso di revoca ingiustificata – per 184 no e 166 sì.
Fino all’ultimo, durante il dibattito in Aula, l’esecutivo progressista aveva cercato di convincere Junts almeno all’astensione. “O con le persone o con i fondi avvoltoi” , ha tuonato in aula la ministra della Casa, Isabel Rodriguez, ricordando che nel principale provvedimento erano state recepite numerose richieste del partito di Carles Puigdemont. Lo stesso Pedro Sanchez, intervenendo a sorpresa prima dello scrutino ha fatto appello ai deputati a “mettere da aprte i calcoli politici” e pensare alle famiglie alle prese con i prezzi della casa alle stelle e con gli sfratti. Quindi, in un avvertimento rivolto direttamente a Pp, Vox e Junts “La storia vi giudicherà prima di quanto crediate e in maniera più dura di quanto immaginiate”. Ma non è servito.
Video La ministra Rodriguez: ‘Una democrazia avanzata non può permettersi un altro sfratto’
Una bocciatura attesa, non per questo meno dolorosa per le migliaia di ‘Indignados’ di tutte le età, insorti contro il Parlamento: “I vostri guadagni, la nostra miseria!”, hanno scandito, decisi a portare avanti le mobilitazione in Puerta del Sol e nel resto del Paese, anche con uno sciopero generale. Mentre manifestazioni sono state indette per domani in una cinquantina di città. Sul piano politico, la sconfitta apre la strada alle urne.
Il presidente del governo sta valutando la scelta più opportuna e si prenderà il fine settimana per decidere se andare a una convocazione anticipata delle urne, mentre la protesta si infiamma. Per una parte del Psoe la caduta dei decreti potrebbe trasformarsi da sconfitta paralmentare nell’occasione per portare alle urne la questione della casa, facendo del voto contratio delle destre e di Junts il cavallo di Troia per le forze date in ascesa in tutti i sondaggi, dopo la crisi migratoria a Ceuta e le numerose inchieste per presunta corruzione che assediano alcuni dirigenti socialisti.
La prospettiva però non è priva di rischi. Sanchez dovrà valutare anche le condizioni degli alleati, in particolare di Sumar, che non ha ancora completato il progetto di ‘Frente Amplio’, il vasto fronte che dovrebbe coagulare tutte le forze alla sinistra del Psoe, per cercare di frenare l’ascesa di Vox. Tantomeno ha ancora individuato un candidato, fra le varie anime Movimento Sumar, Mas Madrid, Izquierda Unida, Comuns, e altri.
Il premier, dicono nel suo entourage, intende anche valutare se la mobilitazione di questi giorni rappresenti un fenomeno sufficientemente ampio e duraturo da giustificare un voto anticipatao La prima data possibile indicata è domenica 29 novembre, secondo fonti governaticce citate da elDiario.es. Per arrivare a quella scadenza, Sanchez dovrebbe formalizzare lo scioglimento delle Camere già la prossima settimana.
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