“Promessa non mantenuta”. A fare la sintesi del mancato rinnovo dello sconto fiscale sul gasolio attraverso le accise mobili sono consumatori e opposizioni, pronti a puntare il dito sui nuovi aumenti dei prezzi del diesel. Ma per il governo la scelta potrebbe non essere definitiva. “Ci stiamo ragionando, non c’è una decisione, vediamo, ci stiamo lavorando”, fa sapere il viceministro all’Economia, Maurizio Leo.
L’attenzione è dunque rivolta tutta a giovedì e venerdì, quando si riuniranno Eurogruppo ed Ecofin. Ufficialmente, come sottolineato da fonti diplomatiche di Bruxelles, il dossier inflazione sollevato dalla premier Giorgia Meloni nella lettera inviata la scorsa settimana a Ursula von der Leyen non è all’ordine del giorno. Il Consiglio Ue prenderà “nella dovuta considerazione” le richieste italiane, ma non immediatamente, hanno lasciato intendere, sottolineando che ci sarà invece un confronto sugli extraprofitti energetici. Il ministero dell’Economia ha però puntualizzato che Giancarlo Giorgetti “porterà il tema delle gravi conseguenze economiche sui conti pubblici causate dall’impennata dell’inflazione” all’attenzione dei colleghi europei e che la questione troverà lo spazio necessario in altri punti all’esame degli incontri in programma dopodomani e venerdì a Lussemburgo.
La decisione sui carburanti, così come su molte misure della prossima manovra, resta dunque in stand by. Lunedì a mezzanotte è scaduto l’ultimo provvedimento sugli sconti fiscali emanato dal governo il 16 settembre, che aveva dimezzato il taglio da 12,2 centesimi al litro, Iva compresa, a 6,1, finanziato con tagli ai ministeri. Ma non sono subentrate le accise mobili, come invece annunciato dalla premier Meloni e dal ministro delle Imprese Urso. Queste sarebbero state sostenute dall’extragettito Iva sul prezzo del greggio del mese precedente, dovuto all’aumento delle quotazioni internazionali.
Negli ultimi giorni il prezzo del petrolio, in particolare del Brent, il benchmark internazionale, è sceso sotto i 100 dollari al barile. E potrebbe essere stata questa una delle ragioni al freno alle accise mobili azionato dal governo, che vuole prendere tempo.
Intanto, però, il gasolio assorbe la tassa e torna ad aumentare, seppur marginalmente. Oggi il prezzo medio in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è di 2,244 euro, contro 2,242 di ieri. Eni mantiene il price cap posto il 28 settembre, ma lo aumenta dell’importo dello sconto fiscale terminato (6,1 cent), da 2,19 euro a 2,25. La benzina, a cui comunque è applicato un tetto di prezzo, non è interessata dal provvedimento sulle accise, e resta a 1,99 euro a litro. Gli altri operatori, da Ip a Q8 a Tamoil, dovrebbero seguire l’apripista Eni.
Sui carburanti “il Governo tradisce la promessa, invertendo una discesa virtuosa dei prezzi dei carburanti che durava dal 27 settembre”, commenta l’Unione nazionale consumatori. “Gli italiani non godono più di alcuno sconto sulla tassazione dei carburanti, e possono fare affidamento solo sulle iniziative autonome delle compagnie petrolifere” osserva il Codacons.
L’Adusbef calcola che con lo stop allo sconto il pieno di gasolio “rincara di 3,05 euro su un pieno da 50 litri, a tutto beneficio delle casse statali”.
Puntuali arrivano anche gli attacchi dell’opposizione con Angelo Bonelli (Avs) secondo cui “Meloni trasforma Eni in strumento di propaganda”, mentre Luca Pirondini (M5s) dice “dal governo niente soldi per lo sconto sulle accise. ma li mette sulle armi”. Piero De Luca (Pd) afferma che il governo fa “il gioco delle tre carte su pelle degli italiani”.
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