Giovanni Malagò commissario (di se stesso) e nuove elezioni il prossimo 14 dicembre. Il tanto atteso “regolamento di conti” tra il presidente eletto della Figc e quello del Coni, Luciano Bonfiglio, alla fine si chiude con un compromesso che suona però come una vittoria per il responsabile della Federcalcio. E se tutto appare una sorta di ‘tanto rumore per nulla’, in realtà è la soluzione meno dannosa per tutti che lascia comunque molti strascichi. Buonfiglio non è passato per la conta dei numeri in Giunta, dove non aveva la certezza di poter commissariare Malagò, e vanta di “aver fatto rispettare le regole e l’autonomia del Coni”: un modo per far intendere di aver così evitato un intervento del governo, evocato indirettamente da Abodi nei giorni scorsi (mentre parte della politica tirava di nuovo fuori il nome di Luca Pancalli, battuto da Buonfiglio alle elezioni Coni).
Il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, oggi e’ intervenuto con una nota per rimarcare che “l’esecutivo ha sempre sostenuto il rispetto delle regole, per tutti, e l’autonomia dello sport, in osservanza delle norme dello Stato”. In ogni caso, la lunga diatriba sul commissariamento della Federazione sportiva più potente d’Italia si conclude, come dicono gli stessi interessati, in “una pax armata”. La nomina di Malagò a commissario è stata approvata all’unanimità dalla Giunta Nazionale del Coni e poi ratificata dal Consiglio Nazionale dello stesso ente. In altri termini, il commissario Malagò subentrerà a se stesso per porre rimedio al vulnus della sua stessa elezione da non tesserato come presidente, lo scorso giugno. Malagò, quindi, traghetterà la Federcalcio verso nuove elezioni che si terranno il prossimo 14 dicembre (ore 11 all’hotel Hilton di Fiumicino): già domani la convocazione, si vuole fare in fretta. Una intesa apparentemente salomonica che, però, non riesce a mettere un velo sullo scontro tra Coni e Figc. Per il momento, sembra essere arrivati ad una tregua sancita con un incontro tra i due contendenti a mezzogiorno, come nei più classici dei duelli, presso la sede del Coni: presente, in qualità di garante, il presidente del Cip, Giunio De Sanctis. Un accordo in extremis di fatto chiuso già alla vigilia e messo a punto prima della Giunta chiamata a votare il commissariamento, alle 13.
Il mondo dello sport evita così la “pessima figura” di cui aveva parlato l’ex presidente Coni e n.1 del basket, Gianni Petrucci, che della soluzione di compromesso non è stato solo spettatore. Ma appare difficile che le parti possano mettersi alle spalle mesi di frecciatine, attacchi, pareri legali, interventi del mondo politico. Malagò, che esce rafforzato dalla vicenda, si toglie qualche sassolino: “Dire che ci sono state incomprensioni con Buonfiglio mi pare che sia affettuosamente eufemistico”, spiega visibilmente provato, ma al contempo soddisfatto al termine del Consiglio Nazionale che gli ha consegnato la vittoria. “È stata una vicenda difficile, imbarazzante, ma così è la vita. È confermato che ho la schiena dritta”, aggiunge con orgoglio. Al compromesso con l’indicazione di Malagò si è arrivati dopo un lungo lavorio: i due protagonisti dello scontro, Buonfiglio e Malagò, si erano sentiti al telefono dandosi appuntamento per il pre-Giunta. Le ferite, quelle rimangono. Il dato sicuro è che, alla vigilia della Giunta, i numeri erano incerti e che la votazione si sarebbe quindi prestata ad eventuali ricorsi giuridici, oltre che a sconfitte cocenti politicamente. Buonfiglio, che aveva parlato nei giorni scorsi di “pareri granitici”, ha di fatto dovuto conservare la forma rinunciando alla ‘sostanza’.
L’interrogativo resta sui mesi a venire. Malagò esce rafforzato, in quanto non disarcionato dalla guida della Figc e certo dell’appoggio di chi lo aveva già sostenuto al momento della sua prima candidatura. La Lega Serie A ribadisce il suo appoggio apertamente. Buonfiglio tiene il punto ma apre al dialogo: “Non potevo permettere di far passare il mancato tesseramento. Malagò è stato vittima di un mal funzionamento. Mi sono chiesto allora: perché deve pagare lui? E allora ho deciso di far fare a lui il commissario”. La pace passa anche per il caso Bianchedi: emblema del paradosso, il presidente Coni ha chiesto al commissario che la fedelissima di Malagò torni nel ruolo di capo delegazione della Nazionale di calcio: “Mi auguro che vengano respinte le dimissioni. L’ho annunciato a Malagò, essendo lui commissario dovrò dire io a lui di reintegrarla”. “Aspetto la lettera, e’ questione per il presidente piu’ che per il commissario”, la laconica risposta di Malagò. Il più soddisfatto è Roberto Marcini. “Sono felice che le cose siano state portate a termine. Mi sembra che vada bene a tutti e che sia una cosa buona”, sintetizza il ct.
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