Nobel per la Fisica a Hazen, con lui nuovi occhi sul cosmo – Fisica e Matematica – Ansa.it


Ha aperto una nuova finestra sull’universo che, dai ghiacci più puri dell’Antartide permette di risalire al caos delle galassie nascenti fino ai buchi neri: è questo il merito di Francis Hazen, unico vincitore del Nobel per la Fisica 2026.

E’ stata sua l’idea di un laboratorio nelle profondità dei ghiacci polari come IceCube, con il quale sono stati aperti nuovi occhi sull’universo, la sua origine, i suoi misteri. E’ diventato possibile catturare i nuovi messaggeri cosmici, i neutrini, le particelle inafferrabili che dalla Via Lattea e da galassie molto più antiche e lontane arrivano fino a noi, attraversano la materia e i nostri corpi senza che ce ne accorgiamo.

Nato in Belgio 82 anni fa, Hazeno lavora negli Stati Uniti, all’ University of Wisconsin-Madison, ed è stato premiato “per il contributo decisivo all’osservatorio di neutrini IceCube e la scoperta di neutrini ad alta energia di origine astrofisica”, si legge nella motivazione dell’Accademia svedese delle scienze. Essere riuscito a costruire un osservatorio come IceCube è stata un’autentica avventura, ha detto Hazen, e continua a esserlo a ogni nuovo risultato: “ogni volta sono stato più sorpreso che orgoglioso”, ha detto rispondendo alla telefonata che gli ha annunciato il premio. Ha ricevuto la notizia in Italia, dove il 4 ottobre ha partecipato a BergamoScienza e dove domani è atteso a Torino, alla riunione del Comitato di valutazione internazionale dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

 

 

 Era il 1988 quando il fisico ha iniziato a pensare a un laboratorio nel ghiaccio e realizzarlo è stato possibile grazie al finanziamento da parte della National Science Foundation degli Stati Uniti e all’Università del Wisconsin-Madison “che – ha detto il Nobel – ha saputo sostenere un’idea non convenzionale”. Grazie ad Hazen e a IceCube è nata una nuova astronomia: insieme a luce, raggi X, raggi gamma e onde gravitazionali, i neutrini sono entrati a far parte dei tanti messaggeri che aiutano a scoprire i misteri dell’universo. Impossibile dire quali strade l’astronomia dei neutrini potrà aprire: “non è possibile prevederne gli sviluppi. La mia unica speranza è di poter continuare a raccoglier dati”.

Unanime l’entusiasmo della comunità scientifica per questo premio. La candidatura di Hazen è stata sostenuta anche dall’Italia, ha detto il presidente dell’Infn Antonio Zoccoli. Hazen ha “aperto una nuova finestra sull’universo, che ci permetterà di capire le immani catastrofi che avvengono nelle galassie bambine, durante la fase più turbolenta della loro evoluzione”, ha osservato Guido Tonelli, fisico del Cern e professore emerito all’Università di Pisa. “Il Nobel per la Fisica del 2026 viene conferito a uno scienziato che è riconosciuto internazionalmente come l’anima del primo rivelatore per neutrini provenienti dallo spazio in Antartide”, ha detto presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica Roberto Ragazzoni. Entusiasta anche il commento del direttore del dipartimento di Scienze fisiche e tecnologie della materia del Consiglio nazionale delle ricerche, Stefano Fabris, per il quale il Nobel ad Hazen “riconosce una delle trasformazioni più affascinanti dell’astrofisica contemporanea: avere reso il neutrino di altissima energia un nuovo strumento per osservare l’Universo”. 

Sostenuta dall’Italia la candidatura

E’ stata sostenuta anche dall’Italia la candidatura al Nobel per Francis Halzen: “è stato l’ideatore di una tecnica innovativa per studiare i neutrini”, ha detto all’ANSA il presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Antonio Zoccoli. Senza Halzen, l’osservatorio IceCube non sarebbe esistito. Il Nobel, ha detto ancora Zoccoli, è atteso domani in Italia, a Torino, per la riunione del Comitato di valutazione internazionale dell’Infn, del quale fanno parte esperti di tutto il mondo, ognuno per ciascuna delle cinque linee di ricerca dell’ente. “Ho chiesto da Halzen di farne parte e spero di averlo domani a Torino”. Studiare i neutrini cosmici, ha detto ancora Zoccoli, è importante perché, “se vogliamo avere informazioni su come è nato l’universo e i meccanismi cosmici che entrano in azione, abbiamo bisogno di diverse fonti”. La tecnica proposta da Halzen per riuscire a catturare questi messaggeri dell’universo consiste nel costruire i rivelatori nel ghiaccio in modo da utilizzate chilometri cubi di ghiaccio come un enorme rivelatore naturale, che fa da schermo contro le interferenze. Con la candidatura di Halzen, l’Infn aveva presentato quella di Gianpaolo Bellini, il fisico che ha progettato l’esperimento Borexino che dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso ha permesso di studiare un’altra famiglia di neutrini: quelli provenienti dal Sole. Purtroppo Bellini è morto il 12 agosto scorso e una delle regole della Fondazione Nobel è che possono essere premiati solo ricercatori che sono in vita.

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