A partire dalle ore 14, le Commissioni Bilancio di Camera e Senato svolgono le seguenti audizioni presso la Sala del Mappamondo della Camera per l’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento programmatico di finanza pubblica 2026, ai sensi dell’articolo 118-bis, comma 3, del Regolamento della Camera e dell’articolo 125-bis, comma 3, del Regolamento del Senato:
ore 14.00 rappresentanti della Corte dei conti
ore 14.45 rappresentanti dell’ISTAT
ore 15.30 rappresentanti del CNEL
ore 16.15 rappresentanti di Banca d’Italia
ore 17.00 Presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari
ore 18.00 Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.
Corte conti: ‘Sullo scenario rischi significativi, l’economia può rallentare. In forte crescita la spesa per interessi, al 4,6% del Pil nel 28-29’
“La spesa per interessi passivi è prevista in forte crescita, per un totale di oltre 20 miliardi nel triennio 2027-2029, a causa dell’aumento dello stock di debito e della relativa onerosità”. Lo afferma il presidente di sezione della Corte dei Conti Vincenzo Palomba, in un’audizione sul Dpfp davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. “Tale crescita presenta, peraltro, un profilo molto più accentuato rispetto alle stime di aprile, le quali vengono riviste al rialzo nel Dpfp per complessivi 14,7 miliardi, a riflesso del progressivo deterioramento delle condizioni di mercato. L’incidenza degli oneri per interessi sul Pil dovrebbe raggiungere il 4,6 per cento nel 2028-2029, un valore più alto di 0,2 punti percentuali rispetto alle stime di aprile”, aggiunge.
“Lo scenario macroeconomico resta esposto a rischi significativi, prevalentemente orientati al ribasso; la ripresa dell’inflazione e il rialzo dei tassi d’interesse, unito al venir meno della spinta straordinaria del Pnrr, rischia di rallentare l’economia italiana e frenare la competitività delle imprese”, ha sottolineato Palomba aggiungendo che “per quel che concerne le prospettive del debito pubblico il Dpfp presenta un quadro che nel confronto con il Psb appare fin qui sostanzialmente allineato se si fa riferimento al livello del rapporto debito/Pil, ma in significativo affanno se si guarda alla dinamica dell’indicatore”.
“In tali contesti appare vieppiù evidente quanto sia delicata la posizione dei paesi altamente indebitati che devono sottostare alla pressione dei mercati finanziari”, si osserva sottolineando che “rimane urgente per la politica di bilancio del nostro Paese fare il possibile per irrobustire l’avanzo primario ora previsto per il 2029 al 2,4 per cento, anche evitando in presenza di shock come quello energetico, ‘compensazioni’ non mirate, a largo raggio”.
Il Dpef, ha aggiunto, “delinea una cornice di bilancio prudente e attenta ai vincoli europei per la manovra e il triennio successivo riflettendo innanzitutto il quadro macroeconomico globale, attuale e prospettico, ad alta turbolenza, che si ripercuote sulle finanze pubbliche in termini sia di richieste di sostegno ai redditi delle famiglie e ai bilanci delle imprese di fronte all’inflazione, sia di tensioni sui rendimenti dei titoli pubblici”.
“A oltre sei mesi dallo scoppio della guerra in Iran, il contesto internazionale continua a caratterizzarsi per un’elevata volatilità, che ha contribuito ad accentuare le tensioni energetiche oltre le attese formulate nei mesi precedenti. Gli effetti macroeconomici delle tensioni energetiche dipendono non soltanto dall’entità dei rincari, ma anche dalla loro persistenza e dalla capacità di adattamento dei sistemi economici. Ne deriva una significativa incertezza – evidenzia la Corte – circa gli effetti sulla crescita, sull’inflazione e sull’orientamento delle politiche economiche”.
“Una analisi, più profonda, del quadro sconta tuttavia, anche quest’anno, la carente definizione dello sviluppo programmatico del documento, in particolare a livello delle politiche di settore, e la mancata quantificazione dell’effetto finanziario delle misure che si intendono adottare nell’ambito della manovra di finanza pubblica in approvazione, come peraltro richiesto dalla stessa risoluzione parlamentare”, aggiunge la Corte dei Conti in audizione.
“Mancano inoltre indicazioni più dettagliate sulle scelte che si propone di assumere sul fronte della spesa per il settore energetico e della difesa da indirizzare prevalentemente alla spesa in conto capitale. Elementi che – secondo la Corte dei Conti – rendono difficile valutare la tenuta del quadro complessivo e la sua coerenza con quelle che sono le priorità dell’azione di governo. Le informazioni in merito ai fattori sottostanti le previsioni programmatiche di finanza pubblica anche quest’anno non risultano complete con l’effetto di conferire al documento un carattere interlocutorio di mero aggiornamento delle previsioni di finanza pubbliche piuttosto che di vera e propria programmazione, utile ad impostare e presentare al Parlamento il contenuto della imminente manovra di bilancio”.
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