La pazienza di Kiev è finita. Volodymyr Zelensky ha annunciato la ripresa degli attacchi alle raffinerie russe, sfidando l’annuncio a sorpresa di una tregua energetica da parte di Donald Trump dopo averla rispettata per alcuni giorni accusando Mosca di averla violata. Un’accusa reciproca su una tregua che in realtà nessuno dei due Paesi ha confermato di aver negoziato. Sebbene Trump l’abbia descritta come un impegno che riguarda entrambi i Paesi, i suoi strali si sono concentrati su Zelensky, sollecitato ad andarsene, e sugli attacchi ucraini, responsabili a suo avviso di accentuare la crisi del diesel anche in Usa, compromettendo così le chances dei repubblicani alle Midterm.
Il presidente ucraino rischia così di aggravare la più grave frattura tra Kiev e Washington dall’inizio del conflitto, segnata da una serie di circostanze allarmanti: l’esaurimento dei Patriot, l’interruzione di Starshield (la versione militare di Starlink) poi ripreso ma in modo limitato, il blocco dell’intelligence, il tentativo Usa di sbloccare alcuni asset russi congelati in Europa (stoppato per ora dagli europei).
Nonostante i suoi aiuti, il vecchio continente non dispone di alternative immediatamente disponibili né a Starlink né ai sistemi satellitari americani usati per individuare i lanci di missili russi. Difficile anche reperire Patriot. In compenso Londra ha iniziato ad inviare a Kiev altri missili a lungo raggio Storm Shadow.
“Il divieto (di colpire le raffinerie) è revocato. È finita. Basta così”, ha dichiarato uno spazientito Zelensky al Financial Times, mentre Mosca denunciava un raid ucraino su una raffineria nella regione di Rjazan, a sud-est di Mosca: un impianto della compagnia petrolifera statale Rosneft che rappresenta quasi il 5% della capacità di raffinazione russa. Abbattuti anche sei bombardieri russi Su-34M all’aeroporto militare di Borisoglebsk, nella regione di Voronezh. Il leader ucraino, che ha accusato Trump di avere un’affinità istintiva per gli autocrati, ha inoltre chiarito di ritenere che le modifiche alle capacità dei ricevitori Starlink destinati all’uso militare siano state una decisione politica. “Non è stato un problema tecnico, è stata una questione di volontà”, ha dichiarato sempre al Financial Times.
Elon Musk ha scaricato la responsabilità su Trump, sostenendo che “i sistemi Starshield sono di proprietà del governo statunitense e sono sotto il suo controllo. Qualsiasi limitazione della velocità o dell’utilizzo viene decisa dalle forze armate statunitensi e, in ultima istanza, dal Potus”, ossia dal presidente degli Stati Uniti. “Questo massacro continuerà. È ora che Zelensky se ne vada”, ha quindi aggiunto, rincarando il recente monito del commander in chief. Intanto una fonte del ministero della Difesa ucraino ha annunciato che i ricevitori Starlink hanno ripreso a funzionare in fase di movimento, ma soltanto a velocità fino a 100 miglia orarie, pari a circa 160 km/h, una velocità considerata troppo bassa per le missioni d’attacco a medio raggio e per gli intercettori contro i droni russi. Negli ultimi giorni, inoltre, funzionari ucraini hanno riferito di non aver ricevuto dai consueti alleati occidentali gli avvisi sull’arrivo di missili russi, che si basano su sistemi satellitari Usa di rilevamento. Trump ha negato di aver trattenuto informazioni di intelligence e Zelensky ha riferito che la mancata trasmissione degli avvisi è stata presentata a Kiev come un problema tecnico.
“Da ieri, la Russia ha lanciato più di 850 droni Shahed contro l’Ucraina, ci sono ondate continue, e non c’è stata un’ ora in cui il nostro cielo sia stato libero da esse”, ha denunciato Zelensky, sostenendo che Mosca si sente incoraggiata dai segnali americani. Il bilancio quotidiano delle vittime civili parla di tre morti a Kropyvnytskyi, altri due vicino a Dnipro e tre feriti in un negozio ad Odessa. Questo mentre la Russia ha quasi completato in sole sei settimane la costruzione di una nuova importante base per il lancio di droni a reazione nella regione di Rostov, grande quanto 126 campi da calcio.
Intanto la guerra dei droni tra Russia e Ucraina arriva anche in acque Nato: la Romania ha denunciato la scomparsa di sette persone in seguito a due attacchi con droni contro imbarcazioni nel Mar Nero, dove di recente diverse navi sono state colpite al largo delle coste della Romania e della vicina Bulgaria.
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