Alla Cittadella della pace di Arezzo, la segretaria del Pd Elly Schlein è parsa piuttosto agguerrita: si è difesa andando al contrattacco. In un’intervista su 7 del Corriere della Sera, la sindaca di Genova Silvia Salis era andata giù dura: il centrosinistra “ha elaborato anticorpi potentissimi contro la vittoria” e poi gli “manca un leader riconosciuto”. Un doppio affondo che nel Pd ha fatto storcere più di una bocca. Riuniti per un seminario a Rondine, un borgo medievale che ospita studenti di Paesi in guerra fra loro, l’argomento è rimbalzato fra i deputati in fila nella veranda per un pranzo stile scout.
Schlein
Più o meno la lettura è stata comune: “La sindaca si candida per guidare la coalizione”. Salis lo ha sempre smentito. Per non sbagliare, però, Schlein ha provato a smontare il suo ragionamento: “L’alleanza progressista finalmente unita è in grado di vincere le prossime elezioni”. E poi ha azzardato una previsione: “Nonostante i sondaggi tenderanno a riportarci al 18% prima delle elezioni, sono convinta che siamo più alti di come eravamo alle europee” quando il Pd prese il 24%, risultando il secondo partito in Italia dopo Fdi. Infine, chiudendo l’incontro con i deputati, Schlein ha dato una risposta al tema della riconoscibilità della leadership: “Non ci sarei più io qua a parlare al seminario del gruppo Pd per la terza volta, se nei risultati avessimo vacillato”, ha scherzato ricordando la durata del suo mandato alla guida del Pd, il più lungo nella storia del partito. A due giorni dall’assemblea chiamata a prorogarle il mandato, la segretaria ha puntato dritto alle elezioni 2027.
Schlein e Salis
La nuova legge elettorale “introduce un elemento di competizione interno che va gestito con estrema cura”, ha detto riferendosi al tema della leadership e delle primarie, ma “sapendo che saremo di più”, cioè che è il Pd a guidare le opposizioni. Poi, la rassicurazione interna alle correnti, specie alla minoranza dei riformisti, in vista delle liste: “Ci sarà spazio per tutti, come alle europee, dove abbiamo fatto anche innesti interessanti”, perché “sono convinta che lo spirito unitario è una delle ragioni che ci ha fatto crescere”. A seguire, una serie di avvertimenti agli alleati, M5s e Avs: “Ci sarà la discussione sul programma, dobbiamo affinare e mettere giù le cose che sono ancora complicate come il sostegno all’Ucraina che per noi è un punto dirimente”. Il programma “va fatto da subito e con tutti, con tutti”, quindi anche con i centristi e Iv, perché l’obiettivo è “allargare ed essere inclusivi”.
Un cartello elettorale
Ma questo comporta la necessità di un po’ di pazienza. Al M5s e Avs che premono per l’apertura del tavolo, Schlein ha ribadito che serve “un grande percorso di ascolto condiviso con categorie, corpi intermedi, mondo sindacale”. Quindi, ha sottolineato: “Non sono disposta a rinunciare per i tempi degli altri al fatto che questo percorso lo dobbiamo rendere attrattivo e partecipato” perché “l’unità è una responsabilità di tutti”. Per Schlein, l’obiettivo vittoria si basa sul recupero degli astensionisti, non sulla geometria della competizione interna dell’alleanza: “Il tema è essere credibili verso chi ha votato al referendum ma non alle europee”. Se almeno la metà di quegli elettori sostenesse il centrosinistra – è il ragionamento – le elezioni sarebbero “strutturalmente” vinte, perché il centrodestra storicamente prende sempre lo stesso numero di voti, anche se si spostano fra un partito e l’altro.
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