Puntuali, a intervalli di mesi, tornano a rincorrersi le voci su una possibile malattia del leader nordcoreano Kim Jong-Un. Questa volta però il dissidente cinese Wanjun Xie si è spinto oltre, andando a teorizzare su X la morte del Supremo leader a seguito di un’emorragia cerebrale. Secondo Xie, presidente del China Democracy Party che vive negli Stati Uniti da anni dopo aver partecipato alle proteste di Piazza Tiananmen, il leader nordcoreano avrebbe avuto un’emorragia cerebrale per poi entrare in coma.
Le strutture sanitarie nordcoreane non sarebbero state in grado di intervenire adeguatamente e per questo l’ospedale della capitale cinese Peking Union Medical College avrebbe inviato una squadra di specialisti in Corea del Nord, prima che il leader venisse trasferito a Pechino per un intervento chirurgico. Secondo la ricostruzione, nonostante i tentativi dei medici, Kim sarebbe morto nell’ospedale cinese e il suo corpo sarebbe stato riportato in patria.
Ovviamente, Xie non ha portato alcuna prova a sostegno della sua tesi, ma è andato a teorizzare che le recenti minacce alla Corea del Sud della sorella del leader, Kim Yo-jong, sarebbero un tentativo di consolidare il proprio potere in vista di una successione che sarebbe complicata dall’eventuale ascesa della figlia di Kim, Ju-ae. Anche qui, nessuna prova. Anzi, i media statali nordcoreani hanno diffuso immagini di Kim durante una visita, ieri, alla Mostra nazionale di abbigliamento e calzature, accompagnato proprio dalla figlia Ju-ae e dalla moglie Ri Sol-ju.
La propaganda di Pyongyang non dà garanzie sulla veridicità delle notizie diffuse, ma il curriculum di Xie parla già molto di per sé. Recentemente, il dissidente cinese aveva affermato che Xi Jinping fosse svenuto durante il vertice Brics in India, avesse avuto un ictus ischemico e fosse stato trasferito in un ospedale di Pechino per un intervento cardiovascolare e cure intensive: peccato che pochi giorni dopo il presidente cinese fosse in viaggio per incontrare l’omologo Usa Donald Trump a Washington.
Ancora, nel 2022, Xie aveva alimentato voci su un presunto colpo di stato contro Xi e di una colonna militare diretta verso la capitale cinese. Sempre nello stesso anno, secondo Xie, ci sarebbe stata una rivolta armata nella provincia di Henan. Se non bastasse tutto questo, in serata le autorità sudcoreane, le più attente su quello che succede oltre il 38esimo parallelo, hanno riferito di non avere nessuna notizia su queste presunte voci, definendole “assurde” e affermando di non averne mai sentito parlare.
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