Dopo il ciclone Barack Obama a Detroit, che ha galvanizzato i democratici anche in vista delle presidenziali del 2028, in Michigan arriva Donald Trump. È il 26esimo comizio in soli 12 giorni ma è la prima volta, nel corso del suo tour elettorale per le midterm, che il presidente americano visita questo Stato cruciale per il controllo del Senato. Il suo arrivo è stato preceduto da violenti attacchi contro il candidato democratico Abdul El-Sayed che, nel comizio di sabato, Obama ha presentato come un novello Roosevelt, portatore di quel cambiamento che gli americani liberal chiedono. A Port Huron il presidente ha trascorso quasi tutto il comizio denigrando l’epidemiologo di origine egiziana che il 3 novembre sfiderà l’ex deputato repubblicano Mike Rogers. “Se vince farà entrare orde di jihadisti”, ha attaccato accusando El-Sayed di essere un supporter dei Fratelli Musulmani e sua madre di aver lavorato per un’organizzazione che finanziava Al Qaida e Osama bin Laden. “Un ebreo che sostiene El-Sayed dovrebbe vergognarsi”, ha poi tuonato il tycoon nella sua invettiva sostenendo che il candidato dem “abbia celebrato” per gli attentati di Hamas del 7 ottobre. “Non vogliamo un fratello musulmanoa al Senato”, ha insistito.
Poi è passato ad attaccare Obama chiamandolo il “mio avversario”, come se fosse lui in campagna elettorale contro l’ex presidente: “Obama ora fa campagna elettorale per un jihadista dei Fratelli Musulmani, che odia gli ebrei, i neri, gli americani e Trump. È un falso medico, che gestisce quella che è considerata la peggiore clinica d’America”. La strategia del commander-in-chief di presentare El-Sayed come un pericoloso estremista islamico che punta a portare la sharia nelle aule di Capitol Hill finora non si è rivelata efficace. Almeno stando ai sondaggi che danno il dem in leggero vantaggio sul repubblicano.
Ma in Michigan, soprattutto nella roccaforte di Port Huron, potrebbe essere un’altra storia.
L’epidemiologo è stato abile nel rispondere agli attacchi di The Donald, evitando l’insulto diretto e ribadendo la sua fedeltà ai valori sanciti dalla Costituzione americana. Qualche giorno fa è diventato virale sui social media un confronto tra il candidato ed una persona del pubblico che gli ha chiesto di “prendere le distanze dai Fratelli Musulmani”. “Prendo chiaramente le distanze” dal movimento, ha risposto El-Sayed.
“Ma che domanda è ?”. In uno spot elettorale, invece, ha rivendicato il suo credo musulmano sostenendo che “a Washington c’è troppa poca fede”. D’altra parte Trump è volato a Port Huron, in un’area del Michigan in cui alle elezioni presidenziali del 2024 ha ottenuto oltre il 66% dei voti. Si è guardato bene da scendere nell’arena di Detroit dove la battaglia commerciale contro il Canada ha causato gravi ripercussioni nell’industria automobilistica, tanto che Rogers è stato costretto a prendere le distanze dalla politica del presidente. Trump comunque lo ha lodato, descrivendolo come una figura che condivide i valori del Michigan. “Lo chiamo apple-pie, (torta di mele). Sarà un senatore straordinario.
Solido come una roccia. Un vero americano, fino al midollo”, ha dichiarato a Fox news.
La partita, in Michigan come in altri Stati in bilico, è ancora aperta. Ai democratici serve un guadagno netto di quattro seggi, sia al Senato che alla Camera per ribaltare le risicate maggioranze repubblicane. E a rimescolare le carte, potrebbe essere una fetta piccola ma significativa di trumpiani pentiti.
Secondo l’ultimo sondaggio del Washington Post, infatti, circa un elettore registrato su cinque tra coloro che hanno votato per il presidente nel 2024, ovvero il 22%, non approva più il suo operato e non lo sceglierebbe alle urne. Questo gruppo rappresenta circa l’8% dell’elettorato. Non si tratta di elettori naturalmente orientati verso i democratici, la stragrande maggioranza si definisce repubblicana o indipendente, ma a queste elezioni hanno dichiarato che voteranno per lo schieramento opposto.
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