Ex Ilva, la procura chiede i domiciliari per Lucia Morselli e altri due – Notizie – Ansa.it

Ex Ilva, la procura chiede i domiciliari per Lucia Morselli e altri due – Notizie – Ansa.it


La Procura di Taranto ha chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, ex ad di Acciaierie d’Italia, per l’ex direttore di stabilimento Alessandro Labile e per il dirigente Ispra Francesco Astorri. L’inchiesta ipotizza reati che vanno dal disastro ambientale alla truffa sulle quote Co2, fino all’associazione per delinquere e alla corruzione. I fari sono puntati anche sul vertice di domani alle ore 17 nella Sala Verde di Palazzo Chigi. La convocazione ha congelato le proteste dei lavoratori che per cinque giorni avevano attuato blocchi stradali.

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L’intesa tra sindacati ed enti locali definisce una posizione comune chiedendo interventi urgenti su salute e lavoro. Domani scade inoltre il termine assegnato dalla Corte d’Appello di Milano per lo stop all’area a caldo. Resta l’attesa per la decisione della Corte di Cassazione, ma il governo, con l’ultimo decreto ‘salva-Ilva’, ha comunque autorizzato l’azienda a mantenere gli impianti in pre-riscaldo fino al 15 dicembre. L’inchiesta tarantina abbraccia la gestione 2019-2024. Tra i 28 indagati figurano anche Aditya Mittal, in qualità di amministratore delegato di ArcelorMittal, e Franco Bernabè, ex presidente del Cda di Acciarie d’Italia. Secondo l’accusa, la conduzione del Siderurgico sarebbe stata orientata a massimizzare i profitti a scapito dell’ambiente.

Tra le contestazioni emergono omissioni nelle manutenzioni e la presunta promessa di un incarico dirigenziale ad Astorri per ammorbidire i controlli Aia. Il gip Francesco Maccagnano ha fissato al 3 novembre l’interrogatorio preventivo. Sul fronte produttivo, il provvedimento della Corte d’Appello di Milano dello scorso luglio impone il fermo dell’area a caldo, richiamando la presenza di circa duemila tonnellate di amianto e la mancata individuazione di limiti per le emissioni di polveri sottili. Il termine per la sospensione “scade domani”, ricorda l’avvocato Maurizio Striano, che con Ascanio Amenduni assiste gli undici cittadini aderenti all’associazione Genitori Tarantini promotori dell’azione inibitoria. Se la Suprema Corte annullerà il provvedimento si potrà ripartire; in caso contrario – spiega il legale – “si procederà ad effettuare lo spegnimento a freddo”, sancendo la fine dell’area a carbone. Rizzo Striano avverte poi sui rischi emissivi nella fase attuale, osservando che “Ispra e Arpa dovranno fare rapporto di quanto sta accadendo. Ove non lo facessero commetterebbero una omissione grave”.

L’azienda ha già avanzato la richiesta di cigs per un massimo di 8.622 lavoratori, ma prima della discussione al Ministero del Lavoro si attende il vertice di domani. Senza l’area a caldo in funzione e con gli impianti ridotti al semplice “riscaldo” per preservarli in vista della vendita, le attività proseguono solo con l’area a freddo, ma il blocco degli altiforni ha trasformato l’ex Ilva in una fabbrica fantasma.

   

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