Sanchez: ‘La fiducia nel sistema dell’alta velocità in Spagna è venuta meno’ – Notizie – Ansa.it

Sanchez: ‘La fiducia nel sistema dell’alta velocità in Spagna è venuta meno’ – Notizie – Ansa.it


Il premie spagnolo Pedro Sanchez ha riconosciuto oggi che la fiducia nel sistema di alta velocità in Spagna “è venuta meno”. “C’è una fiducia tradita nel sistema di alta velocità del nostro Paese, e il lavoro del governo non è solo fare una diagnosi, ma offrire soluzioni perché una tragedia di queste dimensioni, come ha detto ieri il capo dello Stato, il re Felipe VI, non accada di nuovo. E siamo concentrati su questo lavoro”, ha detto in una dichiarazione ai media da Urda, provincia di Toledo, dopo aver partecipato alla riunione del Centro di coordinamento delle emergenze, per l’incidente ferroviario in cui sono morte 69 persone. “Dal ministero dei Trasporti e dal governo di Spagna stiamo seguendo le indagini per chiarire le cause di questo tragico incidente. Come ho detto l’altro giorno, non è ammissibile che un Paese come la Spagna soffra due incidenti di queste caratteristiche in un anno”, ha anche detto Sanchez, nel riferirsi anche alla sciagura ferroviaria del 18 gennaio scorso ad Adamuz (Cordoba), in cui morirono 46 persone, sulla stessa linea dell’alta velocità Madrid-Siviglia. “Non solo siamo indagando ma apporteremo soluzioni”, ha segnalato il premier. “C’è una fiducia rotta nel sistema”, ha aggiunto, assicurando che il governo lavoro per recuperarla.

Lo scontro fra il treno dell’alta velocità Ave di Renfe e il convoglio Iryo sarebbe avvenuto a una velocità compresa fra i 160 e i 200 chilometri orari lo scontro. E’ quanto emerge dal rapporto dell’Autorità indipendente d’inchiesta sugli incidenti ferroviari, marittimi e dell’aviazione (Aitat) spagnola, diffuso dopo le prime 24 ore di indagini e citato oggi dai media iberici. Gli investigatori hanno recuperato ieri i registratori di bordo, le scatole nere dei due treni – in collaborazione con la polizia giudiziaria e le società ferroviarie -, affidate alla custodia giudiziaria della Guardia Civil. Secondo la ricostruzione preliminare, il violento impatto ha provocato l’incastro della carrozza di testa dell’Ave Renfe, la numero 8, nella carrozza di coda dell’Iryo, la numero . Entrambe sono finite ribaltate nel vicino terrapieno. Il resto dell’Ave è deragliato: sei carrozze sono rimaste sulla piattaforma ferroviaria, mentre la settima è precipitata come l’ottava nel terrapieno. Anche l’Iryo è deragliato, ad accezione delle prime due carrozze.

L’operatore Adif che autorizzò ripartenza del treno non testimonia

L’operatore del Centro di controllo di Adif – l’operatore delle infrastrutture ferroviarie – che avrebbe autorizzato mercoledì il treno Ave di Renfe a riprendere la marcia “a velocità normale”, dopo un guasto al sistema Lzb, nonostante 25 chilometri più avanti fosse fermo sui binari il treno Iryo, prima dell’impatto fatale fra i due convogli, si è rifiutato di rendere dichiarazioni. Lo hanno confermato fonti della Guardia Civil citate dai media iberici, fra cui El Pais.
L’operatore era stato citato dagli inquirenti in veste di indagato a piede libero, per essere interrogato in presenza del proprio avvocato. Durante la lettura dei suoi diritti, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Dalle conversazioni fra i macchinisti e il centro di controllo, registrate in tre audio – diffusi nei giorni scorsi ai media – emerge che un operatore Adif aveva autorizzato entrambi i conducenti dei treni coinvolti a riprendere la circolazione “a velocità normale”, dopo la caduta del sistema automatico Lzb, nonostante la procedura prevedesse in questi casi una circolazione “a vista”, a una velocità non superiore ai 40 chilometri orari. Secondo gli audio riportati, alle 8:41, mentre il treno Renfe aveva già ripreso la marcia, aumentare la velocità fino a oltre 160 km l’ora, la macchinista dell’Iryo, che inizialmente si trovava a circo 25 km più avanti sulla linea Madrid-Siviglia, comunicava al centro di controllo di essere ancora ferma. Nessun intervento dal centro di controllo aveva avvisato il conducente dell’Ave Renfe che il convoglio Iryo era fermo sulla linea, provocando l’impatto mortale. E’ la seconda volta che l’operatore viene convocato dagli inquirenti dopo la tragedia. La prima era avvenuto poco dopo l’incidente, quando la Guardia civil si era recata al centro di controllo Adif per identificare il personale presente e sottoporlo agli accertamenti previsti dai protocolli in caso di incidente ferroviario, per verificare l’eventuale consumo di alcol o droghe. Gli esami avevano dato esito negativo. In quell’occasione, gli investigatori avevano deciso di non raccogliere dichiarazione formale, ritenendo il dipendente ancora sotto shock e non in condizioni di fornire elementi utili. Secondo fonti investigative citate da El Pais, si era limitato ad affermare di aver seguito i protocolli. L’operatore era stato indicato dal ministro dei Trasporti, Oscar Puente, all’indomani dell’incidente, come responsabile del presunto errore “inverosimile” che avrebbe contribuito alla tragedia.

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