La schiacciante vittoria dei democratici alle midterm ha ridefinito gli equilibri politici americani proiettando il partito verso le presidenziali del 2028 con una nuova generazione di leader. Dai socialisti ai moderati, le diverse anime spuntate all’interno dei dem dovranno restare unite per riconquistare la Casa Bianca. E, in questa sfida, un ruolo di primo piano lo giocherà ancora una volta Barack Obama.
In cima alla lista delle star alle quali gli elettori e i vertici dell’Asinello guardano per le prossime elezioni c’è Jon Ossoff, l”Obama bianco’ riconfermato senatore della Georgia che è riuscito a trascinare anche la corsa di Keisha Lance Bottomos diventata la prima donna afromericana ad essere eletto governatrice di uno stato Usa. Esponente dell’ala centrista del partito, il 39enne non è in realtà un emergente.
Sono ormai mesi che i riflettori sono puntati su di lui come uno dei papabili alla Casa Bianca. Ma dopo il suo successo alle midterm, la sua rilevanza a livello nazionale ha registrato un notevole rafforzamento. All’indomani del voto, la piattaforma Polymarket ha indicato Ossoff come il favorito, con una probabilità del 24%, per la candidatura democratica al 2028. Un vero e propio oustider o ‘underdog’ come ama definirsi è invece James Talarico, l’ex insegnante di scuola media, classe 1989 e seminarista presbiteriano, che ha messo a segno l’impresa più clamorosa di questo ciclo elettorale espugnando il Texas. Il suo messaggio sulla “politica dell’amore” che lega la fede cristiana alla giustizia sociale e alla lotta contro le disuguaglianze economiche, è risuonato soprattutto tra i giovani e le nuove generazioni.
Anche se sia Ossoff che Talarico hanno per il momento minimizzato le loro ambizioni presidenziali, la vittoria alle midterm apre ufficialmente le grandi manovre per le primarie. In questo contesto, ha guadagnato posizioni la ‘pasionaria’ Alexandria Ocasio-Cortez, rappresentante dell’ala più a sinistra del partito. Grazie alla sua discesa in campo al fianco dei candidati, i democratici sono riusciti a trionfare in Michigan con Abdul El-Sayed, il primo musulmano a mettere piede a Capitol Hill. Aoc, come è nota tra i suoi milioni di follower sui social media, ha investito un milione di dollari nella campagna elettorale dell’epidemiologo, nato in America da immigrati egiziani, sostenendolo attivamente sul campo e consolidando così il suo ruolo di ‘kingmaker’ dei socialisti.
El-Sayed non sembra avere ambizioni presidenziali ma ha detto chiaramente di voler sfruttare il suo seggio a Capitol Hill per spostare a sinistra la linea politica nazionale del partito, in particolare in materia di sanità e politica estera, in vista delle primarie del 2028. Resta ancora in pista, nella vecchia guardia, Gavin Newsom. L’ex governatore ha dichiarato che non si candiderà alle primarie se decidesse di farlo Kamala Harris ma di fatto si sta già muovendo come un potenziale candidato. Dietro questa ritrovata vitalità all’interno del partito democratico c’è sempre e ancora lui, Obama.
L’ex presidente, che ha dato un grande contributo alla straordinaria onda blu alle elezioni di medio termine, ha sottolineato che “gli americani hanno inviato un messaggio chiaro: desiderano una politica che unisca anziché dividere e leader capaci di offrire soluzioni concrete”. E poi ha esortato tutti i dem e gli americani che vogliono un cambiamento “a rimboccarsi le maniche”. Un’espressione non casuale. L’ex presidente la usò, infatti, nel suo primo discorso d’insediamento, il 20 gennaio 2009. “America, rimboccati le maniche, abbiamo del lavoro da fare”.
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