A un anno dal debutto della legislatura, la Valle d’Aosta cambia in corsa il governatore. Aurelio Marguerettaz, commercialista di 63 anni, esponente di primo piano dell’Union valdôtaine (Uv), è stato eletto presidente dal Consiglio regionale nella serata di giovedì. È sostenuto dagli autonomisti (Uv e Centro autonomista) e da Forza Italia, che, unico caso nel Paese, ha deciso di entrare nel governo senza gli (ex) alleati del centrodestra.
Il cambio al vertice arriva al termine di una crisi durata circa una settimana, dopo la traumatica caduta dell’ex presidente Renzo Testolin, dichiarato ineleggibile il 27 ottobre dalla Corte d’Appello di Torino per avere superato il numero massimo dei mandati previsti da una norma regionale.
La sfida del nuovo esecutivo sarà “di rendere visibile con risultati concreti ciò che l’autonomia consente di fare per i valdostani, una scuola che rimane aperta in una vallata, delle cure accessibili, una famiglia che trova un’abitazione, un’impresa che può investire e un giovane che decide di abitare qui”, ha detto Marguerettaz presentando il programma.
Autonomia ad Aosta, ma anche dialogo a Roma. Il neo eletto vuole infatti avviare con il governo “relazioni fondate sulla lealtà istituzionale, rispetto e soluzioni” e ha invitato i gruppi che si riferiscono ai partiti nazionali “di maggioranza o di opposizione” di mettersi a disposizione della comunità. Un appello a cui le forze politiche di opposizione hanno risposto in maniera bipartisan.
Il Pd, alleato dell’Union valdotaine nella scorsa legislatura, ha letto nella relazione del neo presidente “molti elementi condivisibili che confermano indirizzi che avevamo contribuito a costruire”. Anche la Lega è “disponibile al confronto, ma senza firmare cambiali in bianco”. Fratelli d’Italia si augura che “finisca il muro contro muro che ha caratterizzato il precedente governo”. Tra le voci fuori dal coro quella della capogruppo di Avs, Chiara Minelli, che ha ricordato che Marguerettaz è il decimo presidente valdostano in dieci anni.
“Questo ennesimo cambio – ha detto – non è soltanto il frutto dell’instabilità che caratterizza la nostra Regione”, ma una “crisi” che ha avuto origine dal “mancato rispetto di una legge regionale, sancito da un Tribunale ordinario e da una Corte d’Appello. Una legge che non si è voluto prendere in considerazione, nonostante la norma fosse chiara”.
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