Mosca negozia con Damasco per mantenere le sue basi militari in Siria – Notizie – Ansa.it

Mosca negozia con Damasco per mantenere le sue basi militari in Siria – Notizie – Ansa.it


La Russia sta negoziando con le nuove autorità di Damasco per mantenere le sue basi militari in territorio siriano. Lo ha riferito una fonte alla Tass. 

 leader del G7 hanno “deprecato la crescente collaborazione militare tra Russia e Corea del Nord e hanno indicato l’intenzione di continuare ad applicare misure contro gli attori che sostengono lo sforzo bellico di Mosca”. Lo afferma il comunicato diffuso dalla presidenza italiana al termine della riunione in videoconferenza presieduta dalla premier Giorgia Meloni. Nella riunione del G7 di oggi “sono state richiamate e valorizzate le molteplici iniziative concrete lanciate nel corso dell’anno, a cominciare dal finanziamento di 50 miliardi di dollari in prestiti ‘Extraordinary Revenue Acceleration’ (ERA) che saranno presto erogati” all’Ucraina “e ripagati a valere sulle entrate straordinarie derivanti dall’immobilizzazione dei beni sovrani russi” si afferma anche nel comunicato.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, incontrerà martedì 17 ad Ankara il presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Lo conferma un portavoce dell’esecutivo Ue.
“Ci incontreremo all’inizio della prossima settimana in Turchia per discutere della situazione in Siria, aveva preannunciato la stessa von der Leyen nei giorni scorsi dopo un primo colloquio telefonico con Erdogan.   La Commissione europea ha lanciato un nuovo ponte aereo umanitario per fornire assistenza d’emergenza in Siria. “Abbiamo aumentato i nostri finanziamenti per gli aiuti umanitari a più di 160 milioni di euro”, ha annunciato la presidente Ursula von der Leyen. “Con la caduta del regime di Assad, c’è una nuova speranza per il popolo siriano. Ma la situazione resta volatile. Ecco perché dobbiamo impegnarci. I nostri voli umanitari porteranno cibo, medicine e beni di prima necessità”, ha evidenziato. 

 Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha affermato che, dopo la caduta di Bashar Al Assad in Siria, sarà “imperativo” continuare l’impegno per combattere contro l’Isis. “Il nostro Paese ha lavorato molto…per assicurare l’eliminazione del califfato territoriale dell’Isis, per garantire che quella minaccia non si ripresenti. Ed è imperativo continuare ad impegnarci su questi sforzi”, ha detto Blinken durante una conferenza stampa ad Ankara, trasmessa dalla tv di Stato Trt, con l’omologo turco, Hakan Fidan.   “Le nostre priorità includono garantire la stabilità in Siria il prima possibile, impedire al terrorismo di guadagnare terreno e impedire il predominio dell’Isis e del Pkk”, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan vicino alle forze curde siriane. Lo ha affermato il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, durante una conferenza stampa congiunta con il Segretario di Stato degli Usa, Antony Blinken, ad Ankara, come riferisce Anadolu. Durante il conflitto in Siria, Washington ha sostenuto militarmente le forze curde siriane in funzione anti Isis. 
   

Ex capo carceri in Siria incriminato negli Usa per tortura

L’ex capo del sistema carcerario siriano, attualmente residente in South Carolina, è stato incriminato a livello federale a Los Angeles per violazioni dei diritti umani e tortura.
    Lo ha annunciato il Dipartimento di Giustizia americano, secondo il quale Samir Ousman Alsheikh, 72 anni, è stato accusato di tre capi di imputazione di tortura e uno di cospirazione per commettere tortura. A questi si aggiungevano la frode sui visti e il tentativo di frode sulla naturalizzazione che avevano portato a una prima incriminazione in agosto.
    Alsheik, che si è trasferito negli Stati Uniti dal 2020, ha diretto la prigione centrale di Damasco dal 2005 al 2008 circa, dove i detenuti sono stati sottoposti a orribili abusi nell'”ala della punizione”. Secondo l’incriminazione, l’uomo ha inflitto personalmente gravi sofferenze fisiche e mentali ai detenuti, oltre a ordinare al suo staff di compiere tali atti. Sotto il siriano i prigionieri venivano picchiati mentre erano appesi al soffitto o sottoposti a un dispositivo noto come “tappeto volante”, che piegava i loro corpi a metà all’altezza della vita, provocando dolori lancinanti e talvolta fratture della colonna vertebrale. “Gli Stati Uniti non saranno mai un rifugio sicuro per coloro che commettono violazioni dei diritti umani all’estero”, ha affermato Eddy Wang, agente speciale responsabile dell’Homeland Security Investigations Field di Los Angeles. Il dipartimento di Giustizia ha affermato che Alsheikh ha ricoperto diversi incarichi nella polizia siriana e nell’apparato di sicurezza del Paese mediorientale. Era anche associato al partito siriano Ba’ath ed è stato governatore della provincia di Deir Ez-Zour nel 2011. Si è trasferito negli Usa nel 2020 e ha chiesto la cittadinanza nel 2023. 

 

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