La Siria “non verrà utilizzata” come base per attacchi contro Israele o qualsiasi altro Stato. Lo ha detto Abu Mohammad al-Jolani, il capo della coalizione islamista che ha preso il potere a Damasco, in un’intervista al britannico Times. Allo stesso tempo il leader ha sottolineato che lo Stato ebraico deve porre fine agli attacchi aerei in Siria e ritirarsi dal territorio occupato nel Golan siriano dopo la caduta di Bashar al-Assad. “La giustificazione di Israele era la presenza di Hezbollah e delle milizie iraniane, e quella giustificazione è venuta meno”, ha aggiunto.
Jolani, durante un incontro con una delegazione di diplomatici britannici, ha dichiarato che le sanzioni internazionali contro Damasco devono essere revocate se si vuole che i rifugiati sfollati da oltre 13 anni di conflitto ritornino.
L’Iran intanto fa sapere che riaprirà l’ambasciata a Damasco, quando in Siria ci saranno le “condizioni necessarie”, mentre l’Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, annuncia che “siamo pronti ad aumentare l’assistenza umanitaria” per la Siria, “dobbiamo adattare i nostri parametri di ripresa alla nuova realtà politica in vista di un’eventuale ricostruzione” e “iniziare a riflettere su una possibile revisione del nostro regime di sanzioni, al fine di sostenere il percorso della Siria verso la ripresa mantenendo al contempo la nostra influenza”.
Il capo delle Nazioni Unite per gli aiuti umanitari Tom Fletcher si dice “incoraggiato” dopo gli incontri a Damasco con i nuovi leader siriani, affermando che ci sono le “basi per un ambizioso aumento del sostegno umanitario vitale” al Paese e parlando di un “momento di cauta speranza in Siria”.
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