Luisa Morgantini, 84 anni, ex europarlamentare di Rifondazione Comunista e fondatrice dell’associazione AssoPace Palestina, è stata arrestata dalla polizia israeliana per qualche ora, insieme al giornalista del Sole 24 Roberto Bongiorni, a Tuba, a sud di Hebron, con l’accusa di essere entrati in una “zona militare”. Portati alla stazione di polizia della colonia di Kiryat Arba, sono stati poi rilasciati grazie all’intervento della ambasciata d’Italia a Tel Aviv e del consolato a Gerusalemme, come ha fatto sapere la Farnesina.
La storica attivista era in Cisgiordania con due guide palestinesi e con l’inviato del Sole che stava realizzando un reportage sulle colonie israeliane, gli insediamenti fortemente voluti da Israele e che il governo di Benjamin Netanyahu sta incentivando. Gli scontri tra coloni e palestinesi nella West Bank sono purtroppo diventati all’ordine del giorno dal 7 ottobre, così come, denunciano le ong attive nei Territori, si sono intensificate le operazioni e gli arresti dell’Idf. Morgantini, eurodeputata per due legislature e ora iscritta come indipendente alla Sinistra Italiana, e Bongiorni si trovavano appunto in un insediamento di coloni. Fermati, sono stati portati in una base israeliana, nella stazione di polizia di Kiryat Arba, con l’accusa di essere entrati senza autorizzazione in una zona militare. L’accaduto ha provocato subito la protesta della sinistra italiana e delle associazioni pacifiste.
“Il fermo di Morgantini, del giornalista Roberto Bongiorni e delle due guide palestinesi che li accompagnavano è un fatto grave ed inaccettabile, nonostante il rilascio, che si inserisce in un contesto di continua repressione e violazione dei diritti fondamentali dei palestinesi nel Territorio palestinese occupato”, hanno attaccato Aoi, Arci e Amnesty International, denunciando che “le autorità hanno sequestrato i loro effetti personali, inclusi computer e telefoni, con l’intento chiaro di ostacolare il loro lavoro e sopprimere ogni voce critica contro le politiche israeliane”. Anche il leader di SI Nicola Fratoianni ha fatto sapere di essersi “attivato con le autorità italiane e con la Farnesina” per la liberazione dei due italiani.
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