A febbraio sono state immatricolate in Italia 137.922 auto con un calo del 6,3% sullo stesso mese del 2024. Le immatricolazioni complessive, nel primo bimestre, sono state 271.638 con una contrazione del 6,1% sullo stesso periodo del 2024. I dati sono stati pubblicati dal ministero dei Trasporti.
Il gruppo Stellantis ha immatricolato in Italia a febbraio – secondo le elaborazioni Dataforce – 41.931 auto, il 14,1% in meno dello stesso mese del 2024. La quota di mercato è pari al 30,4% rispetto al 33,1% di un anno fa.
Nei due mesi le immatricolazioni del gruppo sono 83.476, in calo del 15%. La quota di mercato scende dal 33,9% al 30,7%.
“Il calo delle immatricolazioni nel primo bimestre 2025 è del 14,9% rispetto ai livelli ante-crisi, cioè rispetto al 2019. A ciò si aggiunge che le prospettive per i prossimi mesi non appaiono positive”. Lo sottolinea il Centro Studi Promotor. Ben il 79% dei concessionari interpellati nel quadro della sua consueta indagine congiunturale mensile sul mercato dell’auto in Italia, ha dichiarato che in febbraio la raccolta di ordini è stata bassa, l’84% giudica bassa anche l’affluenza di visitatori nelle show room dei concessionari. Dalla stessa fonte emerge poi che i principali fattori di freno per il mercato dell’automobile italiano sono al momento l’incertezza per la transizione energetica, inserita tra i fattori di freno dal 60% degli interpellati, e i prezzi che vengono giudicati decisamente elevati dal 58%.
Per quanto riguarda la transizione energetica molti si attendevano che dal Piano di Azione, che verrà presentato il 5 marzo da von der Leyen – spiega iol Csp – venissero indicazioni che tenessero conto delle gravi difficoltà che la transizione verso l’auto elettrica sta incontrando, nonostante le ingenti campagne di incentivazione promosse (peraltro con risultati modesti) da diversi paesi dell’Unione. Sembra invece che i vertici dell’Unione Europea intendano dare un ulteriore giro di vite rendendo la transizione ancora più difficile per l’industria automobilistica e per gli automobilisti.
Stupisce – sostiene Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor – che l’Unione Europea non percepisca l’assoluta necessità di non demolire la sua industria dell’auto con tutto quello che ne consegue in termini di produzione di ricchezza e di occupazione per molti proprio quando l’economia europea dove far fronte ai colossali investimenti indispensabili per la difesa comune e per altri settori che si troveranno in serie difficoltà in conseguenza della politica varata dal presidente Trump. E a ciò si aggiunge che l’industria dell’auto è da sempre un vanto e una risorsa dell’Europa ed è legittimo chiedersi se valga la pena metterla a repentaglio per ottenere, con la completa elettrificazione del parco circolante di autovetture (che non potrà avvenire prima della metà degli anni ’50 di questo secolo) una riduzione a livello mondiale del 3,3% delle emissioni di anidride carbonica (CO2).
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