Con una coccarda tricolore appuntata sulle giacche, la delegazione dell’Anm è entrata a Palazzo Chigi, dove si è svolto l’incontro sulla riforma della giustizia con la premier Giorgia Meloni e altri esponenti del governo. Il presidente Cesare Parodi e i componenti della giunta dell’Associazione nazionale magistrati, che hanno presentato alla premier una proposta in 8 punti sulla Giustizia, avevano sulle giacche lo stesso simbolo tricolore utilizzato giovedì scorso in occasione dello sciopero delle toghe contro la riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere dei magistrati.
Nell’incontro, a cui erano presenti i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano, la premier ha ribadito la volontà di andare avanti in tempi rapidi con la riforma della Giustizia e ha annunciato la disponibilità di aprire un tavolo di confronto sulle leggi ordinarie di attuazione della riforma e sui punti presentati dai magistrati, che proseguiranno la mobilitazione.
“È stato un incontro non breve in cui c’è stato un lungo scambio di opinioni che, devo dire, non ha portato a sostanziali modifiche delle nostre posizioni e tantomeno di quelle del governo”, ha spiegato alla fine Parodi. “Io credo non sia stato inutile perché abbiamo avuto modo di spiegare nel dettaglio le ragioni specifiche, tecnico giuridiche, che ci portano assolutamente a non condividere questa riforma. Lo abbiamo fatto. E abbiamo preso atto con molta chiarezza di una volontà del governo di andare avanti senza alcun tentennamento, e alcuna modifica sul punto”.
“Non è stata una trattativa, non volevamo che lo fosse, non lo sarebbe stata mai, perché noi non abbiamo da offrire nulla se non la nostra lealtà ai principi nei quali crediamo. Questo abbiamo voluto fare”, ha proseguito il presidente dell’Anm, evidenziando che il sindacato delle toghe ha presentato alla premier una proposta in otto punti.
“Gli otto punti sono una proposta costruttiva perché ci teniamo a dare l’impressione non di essere soltanto qua per criticare, ma anche per dare un contributo effettivo al
funzionamento della giustizia – ha spiegato Parodi – Sono otto punti meditati fra di noi, condivisi, che toccano gli aspetti centrali in quello che dovrebbe riguardare i cittadini, ossia una giustizia più rapida, più efficiente, più efficace, più vicina a quelle che sono le esigenze della gente”.
Il presidente dell’Anm ha raccontato di aver “notato un grande interesse” sugli otto punti, “perché effettivamente riguardano concretamente il prodotto giustizia finale, non questa riforma che, come abbiamo detto più volte, non è una riforma della giustizia, ma del ruolo dei magistrati all’interno dell’ordinamento. Sull’intenzione di lavorare per una giustizia migliore attraverso gli otto punti, ed eventualmente anche altri, abbiamo trovato sicuramente un’apertura. Di questo ci rallegriamo, e speriamo che ci possa essere un seguito. E, se ci saranno dei discorsi da fare per realizzare concretamente questi punti, se saremo coinvolti, come gli avvocati, certamente non ci tireremo indietro”.
“In tutta sincerità, non mi aspettavo di più e non lo considero un fallimento – ha proseguito il presidente dell’Anm – Lo considero un momento di chiarezza per la prosecuzione della nostra attività, per la nostra volontà di arrivare alla gente, di farci capire. In qualche modo ci aiuta perché sappiamo perlomeno che questo processo è destinato ad andare avanti, legittimamente, perché è una procedura costituzionale che noi rispettiamo e nella quale ci inseriremo come cittadini nel dibattito democratico”.
“Non abbiamo parlato di sorteggio temperato – ha aggiunto Parodi – Ero assolutamente certo che nulla sarebbe arrivato, anche per una ragione di tempi. La riforma non può tornare indietro se il governo vuole approvarla in questa legislatura. Allora evidentemente non può neanche fare una piccola correzione perché sapete che altrimenti dovrebbe ripartire da capo alle camere e i tempi non ci sono. Forse è meglio così, chiarezza per tutti, rispetto per tutti, noi andiamo avanti con serenità e se la riforma sarà approvata saremo i primi evidentemente ad applicarla”.
Parodi ha spiegato che “abbiamo chiesto un maggiore rispetto per i magistrati, che vengono spesso accusati di produrre dei provvedimenti non giurisdizionali ma ideologici. Io ho chiesto con forza che questo atteggiamento possa essere modificato. I magistrati sono i primi a rifiutare evidentemente questa logica”.
La presidente del consiglio “ha risposto che la politica a sua volta sente di essere attaccata in qualche misura”. “Io ho ribadito che i giudici e i magistrati possono
sbagliare, non c’è dubbio, che accettiamo le critiche perché possiamo sbagliare come tutti – ha aggiunto – ma che siamo profondamente avviliti e feriti quando queste critiche hanno per oggetto non i nostri provvedimenti, ma la nostra posizione ideologica che avrebbe, secondo la politica, condizionato le nostre scelte”.
Proseguiremo la nostra mobilitazione contro la riforma “cercando la gente, i corpi intermedi, degli interlocutori e cercando di far capire quello che molte persone
non credono. Lo leggiamo sui social. Tanti pensano veramente che noi siamo qui per difendere interessi corporativi, la casta, i privilegi. Se noi non abbattiamo queste convinzioni, se non lo facciamo con estrema forza e capacità, la partita è persa fin dall’inizio”, ha quindi affermato Parodi.
“Ci saranno manifestazioni, ma di varia natura. Ci saranno dibattiti, ci saranno interventi sui social, ci saranno, speriamo, interventi televisivi, pubblicazioni sui giornali, opuscoli e incontri con la gente. Quello che si può fare in una democrazia per far valere le proprie idee”, ha aggiunto.
“Il Governo ha ribadito la volontà di proseguire con determinazione e velocità nel percorso di attuazione della riforma costituzionale, auspicando la sua approvazione in tempi rapidi”, riferisce una nota di Palazzo Chigi dopo l’incontro.
Meloni “ha ringraziato l’Anm per le osservazioni e gli spunti emersi nel dibattito e ha annunciato la disponibilità di aprire un tavolo di confronto sulle leggi ordinarie di attuazione della riforma e sul documento in otto punti presentato dall’Anm, che riguarda l’amministrazione della giustizia”.
Si è invece svolto questa mattina, nella Sala Verde di Palazzo Chigi, “l’incontro tra il Governo e i rappresentanti dell’Unione delle Camere penali italiane (Ucpi), presieduto dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Erano presenti il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il Ministro della giustizia Carlo Nordio, il Presidente e il Segretario di UCPI, Francesco Petrelli e Rinaldo Romanelli e, in videocollegamento, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli affari esteri Antonio Tajani”. Lo si legge nel comunicato di Palazzo Chigi al termine della riunione, spiegando che Meloni “ha ringraziato gli avvocati per il grande lavoro che svolgono quotidianamente al servizio della giustizia e ha richiamato i principali elementi che caratterizzano la riforma costituzionale all’esame del Parlamento, volta alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri al fine di garantire la parità processuale tra accusa e difesa”.
“Governo e Camere penali – riferisce la nota – si incontreranno nuovamente in futuro, in modo da mantenere uno spazio di confronto stabile volto alla modernizzazione dell’amministrazione della giustizia”.
“Abbiamo fatto un incontro molto approfondito toccando tutti i temi che riguardano la riforma costituzionale della separazione delle carriere, abbiamo evidentemente invitato il governo ad andare avanti senza tentennamenti sulla via di questa riforma fondamentale, che restituisce ai cittadini il giusto processo attraverso l’istituzione finalmente di quel giudice terzo che è scritto nella nostra Costituzione all’articolo 111 ma di fatto non è mai stato realizzato”. Così il presidente dell’Unione delle camere penali, Francesco Petrelli, dopo l’incontro a Palazzo Chigi con la premier.
“La riforma non riguarda gli avvocati – ha aggiunto – e non è certamente punitiva nei confronti della magistratura ma riguarda tutti i cittadini ed una giustizia più moderna e finalmente adeguata ad una democrazia liberale”.
“Durante l’incontro abbiamo toccato anche temi sui quali vi è meno convergenza e che interessano l’avvocatura penale e l’Unione delle Camere Penali in particolare, come la questione del pacchetto sicurezza, la quale come sappiamo è davanti al Senato: abbiamo raccomandato una revisione dei punti critici che ovviamente riguardano le violazioni del diritto penale liberale e le contraddizioni di molti principi della nostra Costituzione” ha aggiunto.
“Abbiamo ovviamente anche toccato il problema tragico dei suicidi in carcere e del sovraffollamento. Su questi temi ovviamente con il governo non vi è stata analoga confluenza, ma abbiamo rappresentato tutte le ragioni a sostegno delle nostre battaglie”, ha aggiunto Petrelli.
“La riforma costituzionale sulla giustizia punta a raggiungere un obiettivo di sistema e che finora il sistema non ha raggiunto. L’art. 111 della Costituzione ci dice che ‘il giusto processo’ è quello che si ‘svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale’. Il giusto processo si attua, in contradditorio, davanti ad un giudice che non deve solo essere terzo, ma che deve anche apparire terzo”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, a quanto si apprende, nel corso dell’incontro. “È esattamente ciò che intendiamo fare noi con questa riforma, che prevede la separazione fra chi accusa e chi giudica e che punta a garantire una vera parità processuale fra accusa e difesa”.
“La riforma prevede la separazione fra chi accusa e chi giudica e punta a garantire una vera parità processuale fra accusa e difesa. È un punto che voi avete sottolineato in tante occasioni, insieme al fatto che la separazione delle carriere costituisce ormai un processo ineludibile, non solo dopo l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale ma anche dopo le riforme Castelli e Cartabia, che hanno delineato una figura di pubblico ministero sensibilmente diversa rispetto a quella prevista in origine nel nostro ordinamento giudiziario” ha aggiunto Meloni.
Palazzo Chigi: ‘Lo stop al sovraffollamento carcerario è l’obiettivo del governo’
Nel corso dell’incontro, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano “hanno ricordato i provvedimenti già adottati e le azioni poste in essere dal Governo per porre fine al sovraffollamento delle carceri, che rimane uno degli obiettivi dell’azione dell’esecutivo”.
Lo riferisce la nota di Palazzo Chigi al termine del confronto.
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