Per la quarta volta, domani, la Corte costituzionale tratterà di scelte di fine vita e aiuto al suicidio, a seguito delle azioni di “disobbedienza civile” compiute da Marco Cappato.
I casi oggetto della valutazione dei giudici questa volta sono quelli di Elena, paziente oncologica, e Romano, affetto da Parkinson, entrambi malati terminali accompagnati in Svizzera nel 2022.
Lo rende noto l’Associazione Luca Coscioni.
“Il signor Romano, 82 anni, di origini toscane e residente a Peschiera Borromeo, e la signora Elena, veneta di 70 anni, non erano tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale classicamente intesi, pertanto non avevano provato ad accedere al suicidio assistito in Italia poiché si ritenevano privi di uno dei requisiti della sentenza 2422019 sul caso Cappato-Dj Fabo, se interpretati in senso restrittivo. Entrambi avevano chiesto aiuto a Marco Cappato per andare in Svizzera e accedere al suicidio medicalmente assistito. Cappato, ad agosto e a novembre 2022, si era dunque autodenunciato a Milano, al rientro in Italia”, spiega il comunicato dell’Associazione.
“A settembre 2023, la Procura di Milano aveva chiesto l’archiviazione per Cappato, sostenendo che un malato terminale può scegliere di essere aiutato a morire anche se non è attaccato a macchine che lo tengono in vita. E chi gli dà supporto, secondo i Pm, non è punibile. La Gip, nel giugno 2024, ha emesso un’ordinanza per entrambi i casi in cui dichiara ‘Rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale relativa all’art. 580 cp nella parte in cui prevede la punibilità della condotta di chi agevola l’altrui suicidio nella forma di aiuto al suicidio medicalmente assistito di persona non tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale affetta da una patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili che abbia manifestato la propria decisione, formatasi in modo libero e consapevole, di porre fine alla propria vita per violazione degli art. 2, 3, 13, 32, 117 Cost in riferimento agli art. 8 e 14 Cedu’.”
“Il Parlamento italiano continua a far cadere sulla Corte costituzionale il peso della propria inerzia”, afferma Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e indagato per aver accompagnato Elena e Romano in Svizzera.
Cappato: ‘Da 2 anni aspettiamo la decisione del Tribunale di Bologna’
“In Toscana la giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di archiviazione della Procura e ci sarà quindi imputazione coatta per me e altre due attiviste”, per aver aiutato Massimiliano, un 44enne toscano malato di sclerosi multipla, a raggiungere la Svizzera dove poter morire, avvalendosi della pratica del suicidio assistito.
“Era una disobbedienza civile con autodenuncia e quindi siamo naturalmente del tutto pronti a assumerci le nostre responsabilità e nel pieno rispetto di quelle che saranno le decisioni della magistratura”. Lo ha detto Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, durante una conferenza stampa a Bologna.
“Faccio invece notare che aspettiamo da due anni di sapere dal Tribunale di Bologna se saremo rinviati a giudizio, credo che non serva aggiungere altro. I tempi della giustizia – ha sottolineato Cappato – sono fondamentali. Mi limito a sottolineare che una attesa di quasi due anni per sapere se saremmo rinviati a processo, per il caso di Paola, una donna residente a Bologna, non sono congrui”.
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