E’ in corso na tempesta geomagnetica: secondo le stime fornite dal Centro di previsione meteorologica spaziale dell’agenzia statunitense Noaa, la tempesta dovrebbe raggiungere la classe G2, di intensità moderata, aumentando le probabilità di assistere allo spettacolo delle aurore boreali a latitudini inferiori rispetto al solito. A questa intensità potrebbero anche rendersi necessarie correzioni alle orbite dei satelliti, e sono possibili blackout di onde radio alle latitudini più elevate. La tempesta in arrivo è dovuta all’emissione di due Cme, o espulsioni di massa coronale, cioè espulsioni di materia sotto forma di plasma, avvenute in rapida successione il 12 e 13 aprile.
Le due Cme sono state emesse da due protuberanze eruttive (fonte: NASA / SDO, AIA, EVE, HMI science teams, helioviewer.org)
“Le Cme hanno due possibili cause: i brillamenti solari oppure le cosiddette ‘protuberanze eruttive’”, dice all’ANSA Mauro Messerotti, docente di Meteorologia spaziale all’Università di Trieste. “Si tratta di tubi di flussi magnetici che compaiono come archi luminosi sostenuti dal campo magnetico, e presentano temperature più basse e densità più alte del plasma circostante. L’emissione di due protuberanze una dopo l’altra è un fenomeno caratteristico – aggiunge Messerotti – poiché possiamo dire che la prima spiana in qualche modo la strada alla seconda”.
L’orario di arrivo delle due Cme è ancora incerto, perché le condizioni meteorologiche spaziali, come anche quelle sulla Terra, sono estremamente variabili ed è dunque estremamente difficile fare previsioni con largo anticipo. “In questo caso, non ci si aspetta grandi fenomeni aurorali – dice ancora Messerotti – ma non si può mai sapere, poiché potrebbero avvenire interazioni inaspettate tra le Cme e il campo magnetico terrestre”.
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