Donald Trump sta perdendo la pazienza, e vuole un cessate il fuoco immediato in Ucraina per “fermare il bagno di sangue”. Dopo i colloqui di Istanbul che hanno portato a un maxi scambio di prigionieri ma nessun passo avanti sulla tregua, con un copione ormai consueto il presidente americano alterna, nelle trattative, minacce e mani tese: evoca sanzioni “devastanti” alla Russia se non si dovesse arrivare a un accordo, quindi annuncia per lunedì una telefonata con Vladimir Putin.
“Ho un ottimo rapporto con Putin, dobbiamo incontrarci”, ha detto il tycoon, ritenendo che anche lo zar sia “stanco di tutta questa faccenda”. “I temi della chiamata saranno: fermare il bagno di sangue che uccide, in media, più di 5000 soldati russi e ucraini a settimana, e il commercio”, ha anticipato lo stesso presidente americano, che poi sentirà anche Volodymyr Zelensky e, con lui, alcuni membri della Nato. Trump spera che lunedì sia “una giornata produttiva, che si stabilisca un cessate il fuoco” e che finisca “questa guerra molto violenta che non avrebbe mai dovuto iniziare”, ha ribadito. Una guerra che, nonostante i tentativi occidentali, continua a portare morte e distruzione in Ucraina: alle prime ore dell’alba, un drone russo ha centrato un minibus destinato all’evacuazione di civili nella regione di Sumy, uccidendo 9 persone. E’ tempo di aumentare “la pressione sulla Russia affinché fermi le uccisioni: senza sanzioni più severe, senza una pressione più forte sulla Russia, non cercheranno una vera diplomazia”, ha reagito Zelensky che intanto è sbarcato a Roma per partecipare alla messa di insediamento di Papa Leone XIV, disposto – ha fatto sapere – “a colloqui con ogni leader mondiale” che volesse incontrarlo in Vaticano. Tra questi sono attesi il vicepresidente Usa JD Vance, che a fine febbraio aizzò lo scontro con Trump nello Studio Ovale, e il segretario di Stato Marco Rubio che, precedendo la telefonata tra il tycoon e Putin, ha sentito il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov consegnandogli un “forte messaggio”: gli Stati Uniti sono impegnati a porre fine in modo duraturo alla guerra tra Russia e Ucraina e il piano di pace globale proposto da Washington delinea la strada migliore da seguire.
Mosca però continua a porre le sue condizioni per arrivare a parlare di un cessate il fuoco, condizioni che, venerdì in Turchia, Kiev ha già definito “irricevibili”: come il ritiro delle truppe ucraine dalle quattro regioni parzialmente occupate dai russi, il riconoscimento della Crimea come russa e la neutralità dell’Ucraina. Al Cremlino appare quindi prematura anche quella tregua di 30 giorni proposta dagli Usa e subito accettata e rilanciata da Zelensky. “E’ un lavoro in corso”, ha sottolineato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, precisando che la prosecuzione dei colloqui con Kiev avverrà solo dopo lo scambio di 1.000 prigionieri contro 1.000, annunciato a Istanbul. Un evento che potrebbe avvenire “la prossima settimana”, ha auspicato il capo dell’intelligence militare ucraino Kyrylo Budanov. Fino ad allora non ci sarà alcun passo avanti, ammonisce il Cremlino, che al tempo stesso non esclude un incontro tra Putin e Zelensky. Ma – è l’ennesima condizione – “solo a seguito di accordo tra le due parti”.
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