Autonomia, autogoverno, federalismo fiscale: nomi diversi e sfumature del tema scottante che rende tesi i rapporti fra il Governo centrale e le periferie amministrative. Da subito è animata la quarta edizione del “Festival delle Regioni e delle Province autonome”, che fino a martedì riunisce a Venezia presidenti e ministri, lunedì 19 maggio i il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e la premier Giorgia Meloni, in chiusura martedì.
Una kermesse che anima il centro storico lagunare con i dibattiti ma anche con il “Villaggio delle Regioni”, inaugurato in Campo San Polo, rappresentazione delle diversità territoriali. E l’argomento caratterizza il dibattito politico proprio nella regione ospitante, il Veneto che vede nel presidente Luca Zaia il primo sostenitore dell’autonomia differenziata. “Non si fa un summit come questo – ha comunque precisato Zaia – per mettersi contro il governo di turno; lo facciamo per fare questo percorso assieme portando delle proposte che migliorino la vita ai cittadini. Una di queste è tutto il processo di autonomia sul quale noi vogliamo continuare a investire. Come dico io, o la fai per scelta o la dovrai fare per necessità. Questo paese comunque deve cambiare pelle, e combattere le diseguaglianze partendo dalla responsabilità”.
Per il presidente della Conferenza delle Regioni e del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, si tratta di “una riflessione sul futuro del Paese partendo dai territori. Lo facciamo non per affrontare situazioni, criticità o problemi contingenti, ma per dare una visione prospettica del Paese che parte dalle esigenze del territorio e dalla capacità amministrativa dei territori” e ha ricordato che la Conferenza “per più del 90% prende le decisioni all’unanimità, un esempio straordinario di grande alleanza e collaborazione istituzionale”. Nei primi dibattiti sono venuti fuori comunque i punti critici del rapporto centro-periferia. Il presidente campano Vincenzo De Luca ha attaccato “tutti quelli che da Roma parlavano sulle Regioni e non sapevano nulla delle Regioni di cui parlavano. I rappresentanti parlamentari dovrebbero essere rappresentanti del popolo, in realtà non rappresentano nulla, sono anime morte”. Così il presidente trentino Maurizio Fugatti ha commentato la possibilità che l’esecutivo impugni la legge provinciale sul terzo mandato: “Se lo farà sarà una decisione politica”.
Attilio Fontana, per la Lombardia chiede infine di “arrivare a un reale federalismo fiscale che consenta agli enti locali di poter far fronte alle necessità e alle esigenze di amministrazione con risorse proprie, per garantire i servizi ai cittadini”. Tra gli intervenuti anche il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli. Nel suo intervento, parlando del provvedimento sul federalismo, ha ricordato che “è stato dichiarato inammissibile dopo l’intervento della Consulta, ma la Consulta – ha sottolineato – ha dichiarato costituzionale la legge, quindi di incostituzionale c’erano sette punti, per cui quattro sono auto applicativi. E però a me sembra che la Corte Costituzionale più che sentenziare sull’autonomia differenziata abbia censurato l’articolo 116 e 117 della Costituzione, e quelli non li ho scritti io, perché quando qualcuno mi dice che non si possono trasferire le materie o ambiti di materie ma le funzioni, ricordo che le funzioni in Costituzione non ci sono”.
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