Fdi apre alla Lega sul terzo mandato, M5s verso il limite dei 3 anni in Parlamento – Notizie – Ansa.it

Fdi apre alla Lega sul terzo mandato, M5s verso il limite dei 3 anni in Parlamento – Notizie – Ansa.it


Il Consiglio nazionale del M5S sta studiando le nuove regole sui mandati elettivi. Si riparte dal via libera alla candidatura per la presidenza di una Regione o a sindaco per i parlamentari con già due mandati, quindi eventualmente anche a Roberto Fico per la Campania. La riunione è in corso. Il mandato ricevuto dalla Costituente è quello, in ogni caso, di “non cedere al carrierismo”. In base a quanto si apprende da fonti parlamentari, un’altra regola in esame prevede che, anche in caso di deroghe, i mandati in Parlamento possano essere al massimo tre: un segnale che Conte aveva voluto per evitare il “liberi tutti” nei gruppi. Anche sulle deroghe il limite è netto: ne potrà beneficiare ogni eletto per una sola volta. Il terzo incarico elettivo potrà poi essere ottenuto anche in virtù di un pit-stop di una legislatura dopo due mandati consecutivi.
Le decisioni saranno poi sottoposte al voto degli iscritti su convocazione del comitato di garanzia, che attende di ricevere questa nuova proposta ‘limata’ dopo il confronto odierno. 

Di limite ai mandati dei governatori si potrà discutere, a mente fredda, una volta che la Corte costituzionale avrà “chiarito” come ci si debba regolare anche nei confronti dei territori a statuto speciale. Il giorno dopo l’ennesima frattura nella maggioranza sul terzo mandato (quello trentino, nello specifico, impugnato dal Cdm nonostante la contrarietà della Lega) Fratelli d’Italia tende la mano all’alleato leghista e con diverse interviste fa sapere che non ci sono “posizioni pregiudiziali” sul numero di legislature che può fare un presidente di Regione.

Ma come avverte Lollobrigida, gli enti locali devono smetterla di “andare per conto proprio”. I tempi per riaprire la questione non saranno immediati, perché prima bisognerà aspettare la nuova pronuncia della Consulta (per la Campania ci sono voluti circa 4 mesi, ma era imminente la scadenza elettorale). Il consiglio dei ministri ha deciso “in punta di diritto”, ma ci sarà, poi, “una discussione politica”, la materia sarà “riconsiderata” ha precisato anche il ministro Matteo Piantedosi, mentre il collega Paolo Zangrillo assicurava che non si tratta certo di una questione che pregiudichi la tenuta dell’esecutivo. Se ne parlerà dunque, ma “basta blitz”, il messaggio recapitato dai meloniani ai leghisti e in generale ai partiti sui territori, mentre ancora non è rientrata la crisi che si è aperta nel centrodestra friulano. Massimiliano Fedriga ha ribadito di essere al lavoro per ricomporre la frattura che vede Lega e Fi da una parte e Fdi dall’altra.

Difficile che arrivi davvero a cercare la sfiducia, più facile che il punto di caduta sia un rimpasto di giunta. Ma non succederà nulla prima di giovedì, quando (probabilmente in tarda mattinata) ne parlerà vis à vis con Giorgia Meloni. “Io lavoro sempre per trovare soluzioni, sto lavorando per ricomporre”, assicura il governatore da Venezia, dove chiudendo il Festival delle Regioni fa sapere che i presidenti hanno approvato “all’unanimità” un documento in cui chiedono al governo di “valutare un approfondimento sul tema” dopo la decisione “temeraria”, secondo Luca Zaia, di mandare davanti all’Alta Corte la legge trentina.

La premier causa influenza non si è presentata, “non siamo fatti di ferro”, la difende il governatore, “anche lei è umana e si ammala” aveva detto poco prima Fedriga, negando che si trattasse di una malattia “diplomatica”. Tra i due, a fine kermesse, va in scena anche un siparietto in favore di qualche cronista ancora presente: “Dopo il terzo mandato potremmo lanciare il tandem” scherzano Zaia e Fedriga ipotizzando il veneto candidato in Friuli e viceversa.

Anche con Zaia si ipotizzava che potesse esserci un momento di confronto, visto che il futuro del Veneto è ancora in stand by. Al voto non si andrà certo “a settembre”, anche per evitare di svuotare ancora di più le urne, il ragionamento del “Doge”, che non potrà ripresentarsi per la terza volta (che poi nel suo caso sarebbe la quarta). Il suo successore? “Lo decideranno le segreterie”, taglia corto Zaia senza sbilanciarsi nemmeno sul suo di futuro salvo un laconico “dirò come la penso alla fine di tutto”. La scelta del candidato, ripetono in tutto il centrodestra, spetterà ai leader che qualcuno spera si possano incontrare già la prossima settimana, superato il primo turno delle amministrative, senza attendere anche gli esiti dei ballottaggi.

Ma la questione è delicatissima, la Lega insiste sulla continuità e chiede di confermare per sé la guida della Regione. Ma dentro Fratelli d’Italia, primo partito e con una performance tra le migliori a livello territoriale, i veneti scalpitano. “Prima avevamo il 3,5% dei consensi, oggi obiettivamente i risultati alle urne dicono che al Nord possiamo contribuire al governo delle regioni. Non imponiamo nulla, ma non vogliamo preclusioni nei nostri confronti”, puntualizza sempre Lollobrigida. Prima però c’è da sistemare l’affaire Friuli, anche perché per il Veneto la soluzione ancora non c’è.

 

“Non siamo contrari ai poteri sostitutivi, ma chiediamo regole, perché siamo stati scottati da poteri e commissariamenti che non hanno risolto i problemi, ad esempio nella sanità” – ha detto Fedriga – La nostra è una proposta di collaborazione seria e costruttiva con il governo. Vogliamo mettere in campo le competenze concorrenti per una presenza sui mercati internazionali dei nostri prodotti. Le Regioni vogliono dare un contributo assieme alle imprese del territorio. Vogliamo affrontare. Abbiamo avuto problemi con il Pnrr, con i fondi di coesione. Se si centralizzano le scelte e la gestione l’Italia è meno efficiente. Dobbiamo lavorare come sistema Paese ma dando risposte dai territori. Dove le Regioni sono bypssate non c’è visione d’insieme del territorio”, ha concluso.

 

Sul tema delle liste di attesa in sanità “lo dico qui con chiarezza: le Regioni non sono contrarie a prescindere ai poteri sostitutivi ma chiedono delle regole e chiedono di sapere quali sono i parametri per i quali quei poteri sostitutivi vengono attivati”. Lo ha riferito il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga nel suo intervento di chiusura del Festival delle Regioni.

“I poteri sostitutivi – ha ribadito – non hanno risolto i problemi della sanità e non hanno permesso alle regioni di agire, finendo per penalizzare i cittadini, per questo chiediamo regole certe e una proposta di collaborazione seria e costruttiva con il governo”.

 

“Le tensioni internazionali condizionano il sistema produttivo, incidere noi non possiamo, ma dobbiamo averne consapevolezza. I grandi blocchi si stanno guardando e sfidando, e avranno ripercussioni sul nostro lavoro e le imprese. Dobbiamo aiutarle a diversificare”, ha concluso Fedriga. “Dobbiamo lavorare – ha proseguito – a piattaforme per dare alle imprese sbocchi diversificati che possono rendere resiliente il sistema economico, altrimenti, come per l’energia, in situazione sarà emergenziale. Le Regioni sono a disposizione del Paese, non di se stesse, ma ognuna con le sue peculiarità. Dobbiamo avere la forza di proporre un modello in grado di rischiare e puntare nel futuro”.
 

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