Il giornalista Vittorio Feltri è ancora al centro di una polemica, stavolta per una frase sulle donne vittime di violenza durante il programma Rai ‘Donne sull’orlo di una crisi di nervi’: chiamato dal conduttore Piero Chiambretti a commentare la dichiarazione del ministro Nordio sul braccialetto elettronico, alla domanda su dove possano rifugiarsi le donne vittime di violenza se chiese e farmacie sono chiuse, Feltri ha risposto: ‘Le donne vittime di violenza possono venire a casa mia. Se sono bone’.
Le associazioni da anni in campo contro la violenza di genere, come Differenza Donna e Dire, chiedono l’intervento della Rai. Insorge anche il Pd. Arrivano poi le scuse del conduttore Chiambretti.
“Dalla visione del programma si capisce che Feltri pensa di aver fatto una battuta. Il che rende ancora più inaccettabili parole vergognose, intrise di sessismo e cultura patriarcale, su donne che rischiano anche la vita. Il servizio radiotelevisivo pubblico non può alimentare una cultura che fa da bagno di coltura per la violenza contro le donne. La Rai si assuma le proprie responsabilità e l’Agcom si pronunci sul caso”, dichiara la senatrice del Pd Valeria Valente. Il Partito Democratico presenterà un’interrogazione parlamentare attraverso i colleghi della commissione di vigilanza Rai.
Sara Ferrari, deputata e capogruppo Pd nella commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, definisce “parole gravi, passate per battuta, che evocano la cultura dello stupro, il sessismo, la violenza maschile come normalità, stereotipi che andrebbero combattuti, senza se e senza ma, considerando che ogni giorno molteplici donne sono vittime di violenza e i femminicidi sono una piaga sociale che non si arresta”.
Il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, componente della commissione di Vigilanza Rai, presenterà un’interrogazione in commissione di Vigilanza. Servirà a chiedere ai vertici Rai “spiegazioni sulla violazione dell’articolo 2 del Contratto di Servizio che obbliga la Rai ‘a promuovere il contrasto alla violenza di genere e di tutti gli atti e i comportamenti finalizzati a minacciare o ledere l’integrità e la dignità della persona offesa’ e delle norme aziendali come il Codice Etico e le Policy di genere. Quanto accaduto ieri è molto grave, la Rai deve dare spiegazioni e prendere immediati provvedimenti”.
L’Associazione Differenza Donna ha presentato “una formale diffida al Consiglio di Amministrazione della Rai e una segnalazione all’Agcom. “Una frase inaccettabile che ridicolizza e sessualizza l’esperienza delle donne che subiscono violenza, trasformando una questione sociale e politica drammatica nel nostro paese in una battuta misogina”.
“Una frase – spiegano – che veicola cultura dello stupro, normalizza la violenza maschile e rafforza gli stereotipi sessisti che ogni giorno ostacolano l’accesso alla giustizia e alla protezione per le donne sopravvissute. Nel denunciare pubblicamente la gravità dell’accaduto”.
Anche D.i.Re Donne in Rete contro la violenza chiede alla Rai “una presa di posizione pubblica rispetto quanto accaduto – dice Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Le azioni di contrasto alla violenza possono essere sostenute anche attraverso scelte di campo in cui le varie agenzie culturali, tra cui la Rai, devono iniziare a farsi interpreti. Sarebbe finalmente il momento di adottare un certo linguaggio e esprimere tolleranza zero verso la cultura misogina sessista e violenta a cui abbiamo assistito”.
“Non era mia intenzione – dice Chiambretti – mancare di rispetto a tutte quelle persone che hanno vissuto e vivono la tragedia della violenza. Non a caso, nella stessa puntata Alba Parietti nel suo editoriale ha voluto commentare con spirito critico il caso Turetta prendendo una dura e chiara posizione su questo efferato femminicidio e la sentenza. Tengo a precisare che i commenti sui titoli dei giornali di Vittorio Feltri hanno sempre la caratteristica riconosciuta del suo tono del paradosso”.
La protesta di Differenza Donna e Valentina Melis su IG
La protesta dell’associazione Dire
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