Il partito del presidente venezuelano Nicolas Maduro ha ottenuto una schiacciante vittoria nelle elezioni legislative e regionali di domenica boicottate dall’opposizione, aggiudicandosi 23 dei 24 governatorati e una probabile maggioranza assoluta nell’Assemblea nazionale.
Lo rivelano i risultati annunciati dal Consiglio elettorale nazionale del Paese sudamericano: il Partito socialista unito del Venezuela (Psuv) ha vinto in tutti gli stati tranne quello centroccidentale di Cojedes. La coalizione di Maduro ha ottenuto l‘82,68% dei voti nelle liste nazionali delle legislative.
Le elezioni sono state caratterizzate da una massiccia astensione, come hanno testimoniato anche le immagini di strade deserte e seggi elettorali vuoti: secondo i dati divulgati dall’opposizione (che ha boicottato il voto), l’affluenza alle urne è stata di appena il 12,56%. Una percentuale confermata anche dalla società di statistiche locale Meganalisis, secondo cui la quota ha superato di poco il 12%. Mentre per il Consiglio nazionale elettorale, controllato dal ‘chavismo’ al potere, l’affluenza alle urne è stata del 42,63%.
“Oltre l’85% dei venezuelani ha disobbedito a questo regime criminale“, ha commentato la leader dell’opposizione, María Corina Machado. Da parte sua, Edmundo Gonzalez Urrutia – considerato dall’Occidente il vero presidente eletto alle presidenziali del 28 luglio 2024 – ha detto che i venezuelani che hanno deciso di non presentarsi alle urne e hanno dato vita a “un atto di coraggio civico... Una dichiarazione silenziosa ma potente. Il desiderio di cambiamento, dignità e futuro rimane intatto”, ha aggiunto l’ex ambasciatore, che dopo le controverse elezioni dell’anno scorso ha ottenuto asilo politico in Spagna.
Gli Stati Uniti hanno condannato come una “farsa” le elezioni legislative venezuelane svoltesi ieri nella regione di Essequibo, un territorio la cui sovranità è rivendicata anche dalla Guyana. “Gli Stati Uniti respingono tutti i tentativi di Maduro e del suo regime illegittimo di minare l’integrità territoriale della Guyana, compresa questa ultima elezione farsa nella regione di Essequibo”, ha scritto sui social Michael Kozak, assistente segretario di Stato per gli Affari dell’Emisfero Occidentale. All’inizio di questo mese, la Corte internazionale di giustizia ha emesso all’unanimità misure precauzionali che impongono a Caracas di non tenere elezioni nel territorio conteso, una decisione che il ‘chavismo’ al potere in Venezuela ha respinto, definendo le misure “abusive e interventiste”. La disputa tra Venezuela e Guyana su questo territorio di 159.000 chilometri quadrati, ricco di petrolio e risorse minerarie, risale a quasi due secoli fa, anche se solo un decennio fa, in seguito alla scoperta di importanti giacimenti di greggio sotto le sue acque, il conflitto si è riacceso.
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