La folla assalta il centro degli aiuti, caos a Gaza – Notizie – Ansa.it

La folla assalta il centro degli aiuti, caos a Gaza – Notizie – Ansa.it


Il capo del coordinamento israeliano per gli aiuti alla Striscia (Cogat), Rassan Alyan, ha dichiarato che “oltre 400 camion di aiuti umanitari attendono di essere ritirati immediatamente dall’Onu al valico di Kerem Shalom”. Alyan ha accusato le Nazioni Unite di essersi astenute negli ultimi giorni dal compiere il proprio dovere e di “continuare invece a diffondere informazioni errate e fuorvianti sulle difficoltà umanitarie”. E ha aggiunto: “Dovete svolgere il vostro compito nei confronti dei residenti di Gaza”.

LA GIORNATA – Prima sono entrati uno dietro l’altro in fila lungo il percorso protetto da alte recinzioni di metallo, dentro una conca di terra gialla sbancata dalle ruspe militari. Le prime immagini da Tel Sultan a Rafah, nell’estremo sud di Gaza, hanno fatto vedere uomini di qualsiasi età che tornavano indietro ordinatamente con pacchi di cartone sulle spalle. Qualcuno in un video ha pure gridato ‘viva l’America’.
Poche ore, e arriva l’annuncio che il sito di distribuzione degli aiuti umanitari gestito dalla Gaza humanitarian foundation (Ghf), aperto martedì per la prima volta, avrebbe chiuso alle 17.30. La folla in attesa fuori, e ancora prima ai posti di blocco di Hamas per impedire di raggiungere il centro, si è rifiutata di tornare indietro a mani vuote. Centinaia di persone, ragazzi, donne velate di nero dalla testa ai piedi, bambini, anziani hanno preso a correre verso i tavoli dov’era accatastato il cibo dentro gli scatoloni buttando giù le barriere. Il caos si è alzato d’improvviso, una massa di corpi si è precipitata verso gli aiuti che aspettava dal 2 marzo.
Quando il governo israeliano ha chiuso i valichi verso la Striscia affermando che i 25mila tir entrati in due mesi di tregua bastavano per un bel po’.
Le guardie di sicurezza della compagnia americana che vigila sulle consegne si sono date alla fuga per non essere sopraffatte. Più in là, oltre la cancellata, gli operatori americani hanno sparato colpi in aria. I media di Hamas hanno subito cavalcato il pandemonio, per primi hanno pubblicato le scene della ressa irridendo il nuovo meccanismo di aiuti, sostenuto da Israele e dagli Stati Uniti, descrivendo il centro come già distrutto, con gli elicotteri dell’Idf che sparavano dall’alto. Più tardi il portavoce dell’esercito ha smentito con fermezza “la notizia diffusa da Hamas: l’Idf non ha sparato dall’alto contro il centro di distribuzione”, ha detto. La società americana ha cercato di minimizzare dichiarando che alla folla è stato consentito di prendere i pacchi con il cibo. Poi, disordine confusione sono rientrati, il centro ha fatto sapere gli orari di apertura di domani.
L’Onu è intervenuta definendo “strazianti” le immagini degli sfollati in cerca di cibo: “Abbiamo visto questi video, persone disperate a ricevere aiuti in queste condizioni” che le Nazioni Unite considerano in contraddizione con i principi umanitari. Parole cui hanno ribattuto gli Usa: sono “il colmo dell’ipocrisia”, ha detto la portavoce del dipartimento di Stato americano, Tammy Bruce, mentre il capo del Cogat, il coordinamento israeliano per gli aiuti alla Striscia, denunciava che “oltre 400 camion di aiuti umanitari attendono di essere ritirati immediatamente dall’Onu al valico di Kerem Shalom”. Il responsabile, Rassan Alyan, ha accusato le Nazioni Unite di essersi astenute negli ultimi giorni dal compiere il proprio dovere e di “continuare invece a diffondere informazioni errate e fuorvianti sulle difficoltà umanitarie”.
Contemporaneamente, a Washington il ministro Ron Dermer, stretto collaboratore di Benyamin Netanyahu e capo negoziatore per Israele, ha incontrato Steve Witkoff per discutere dell’ultimo tentativo Usa per sbloccare i negoziati con Hamas sull’accordo di tregua e la liberazione degli ostaggi. Con Dermer è partito per gli Usa anche il direttore del Mossad David Barnea. Insieme, secondo Walla, hanno incontrato il vicepresidente Vance, il direttore della Cia John Ratcliffe per discutere dei negoziati con l’Iran. Intanto anche oggi numerose voci si sono alzate dall’Europa per condannare la guerra con la presidente Ue Ursula von der Leyen che ha definito “abominevole prendere di mira i civili”. Ma a Gerusalemme la giornata è stata vissuta positivamente: dopo settimane di tira e molla, la Ghf è riuscita a rendere operativi i primi due siti, uno a Tel Sultan, l’altro nel corridoio Morag. Una terza struttura aprirà nei pressi di Khan Yunis e una quarta nella parte centrale di Gaza, anche se non è ancora chiaro quando entreranno in funzione.
Nelle intenzioni israeliane, la nuova formula avviata nella Striscia serve per spezzare il controllo di Hamas sul cibo, e a cascata per distruggere il suo potere di presa sulla popolazione. Il nervosismo mostrato da Hamas conferma che l’obiettivo israeliano colpisce più dei missili: il ministero degli Interni dell’organizzazione in una nota condanna il meccanismo della Gaza Foundation affermando che “il tentativo fallirà”. I miliziani hanno distribuito cibo gratis nella zona umanitaria di Al-Mawasi, mentre il canale Inner Front ha minacciato chiunque prenda da mangiare dalla Ghf. L’azienda ha fatto sapere che durante la giornata sono stati distribuiti 8.000 pacchi, ogni scatola di cibo è sufficiente per cinque persone e mezza per tre giorni e mezzo, pari a circa 462.000 pasti.

 

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