L’Italia avanza ma su un sentiero pieno di incognite, tra segnali di ripresa e fragilità strutturali. I dazi oscurano le prospettive di crescita, già aggravate dal rapido invecchiamento della popolazione, e gli sforzi sui conti pubblici richiedono un maggiore impegno per far calare il debito. Il Fondo monetario internazionale, al termine della sua missione in Italia per compilare il rapporto annuale ‘Article IV’, suggerisce al governo di non accontentarsi di un 2024 chiuso meglio del previsto. I rischi sono elevati e, sebbene l’Istat segnali una ripresa della fiducia e Federmeccanica una flebile ripresa, il fatturato dell’industria e l’export continuano a calare.
Il Fondo ricorda che nel primo trimestre del 2025 l’economia ha retto: Pil in crescita dello 0,3% su base trimestrale, occupazione al massimo storico, e una ripresa del credito alle famiglie. Ma l’ottimismo si ferma qui. La partecipazione femminile al lavoro resta inferiore alla media Ue, il Mezzogiorno continua a mostrare tassi di inattività elevati, e le disparità regionali si accentuano. In questo scenario, il Fondo promuove il deficit dimezzato e il ritorno dell’avanzo primario, ma chiede di fare di più: raggiungere un avanzo del 3% del Pil entro il 2027, per ridurre il debito e contenere i rischi. Va da sé che tutte le nuove spese, incluse quelle per la difesa, dovranno essere compensate da nuovi risparmi.
L’Fmi guarda anche alle riforme, e ne suggerisce alcune: abolire la flat tax per gli autonomi, che compromette equità e gettito, razionalizzare le spese fiscali, aggiornare il catasto e sostituire i sussidi all’assunzione con incentivi alla produttività. L’industria è uno dei nervi scoperti, con la produzione in calo da 25 mesi e l’Istat che vede il fatturato in calo anche a marzo: -1,6% su base mensile e -1,1% sull’anno, con contrazioni sia sul mercato interno sia estero. Nemmeno la ripresa nella produzione metalmeccanica aiuta a riportare l’ottimismo. Federmeccanica registra che si passa “dal segno meno al segno più” nel primo trimestre 2025, dopo “un peggioramento continuo durato ventitré mesi” ma, avverte, “si tratta di uno zero virgola”, cioè +0,7%. Che non aiuta a compensare il pesante tonfo sull’anno da -5,8%.
Secondo Federmeccanica il comparto resta “in una fitta nebbia”, penalizzato anche da un Piano Industria 5.0 poco efficace. Anche sulla transizione energetica il Fondo monetario esprime diverse criticità. I rischi climatici e la dipendenza dalle importazioni di energia sono “macro-critici” per un paese come l’Italia. Il Piano nazionale energia e clima 2024 è un buon inizio, ma servono azioni più ambiziose: rafforzare le reti elettriche, aumentare lo stoccaggio e snellire le autorizzazioni per le rinnovabili. Inoltre, una maggiore integrazione nei mercati elettrici europei potrebbe migliorare la resilienza e ridurre la volatilità dei prezzi. In sostanza, secondo lo staff Fmi, nonostante nel primo trimestre l’attività economica abbia tenuto bene, con un livello di occupazione che ha raggiunto un massimo storico, il quadro resta molto complesso. Nel breve termine le prospettive sono offuscate dall’aumento dell’incertezza, mentre sul futuro pesano la crescita contenuta della produttività e il rapido invecchiamento della popolazione.
“Un’attuazione tempestiva ed efficace dei progetti del Pnrr dovrebbe sostenere l’attività economica nel breve periodo, mentre le tensioni commerciali rischiano di rappresentare un freno rilevante”, prosegue il Fondo. Per l’Italia quindi “i rischi al ribasso restano significativi”: dalle tensioni commerciali alle guerre, passando per “gli eventi meteorologici estremi che potrebbero frenare la crescita e ridurre ulteriormente i margini di manovra fiscali”, per finire con “ritardi o inefficienze nell’attuazione del Pnrr che potrebbero compromettere la crescita”.
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