San Sperate a lutto, ‘ridateci il Paese Museo’ – Notizie – Ansa.it

San Sperate a lutto, ‘ridateci il Paese Museo’ – Notizie – Ansa.it


Il Sessantotto in Sardegna era entrato così: non nelle scuole o nelle università di Cagliari e Sassari. Ma a colpi di colore e disegni sui muri di un paesino a una ventina di chilometri dal capoluogo dell’Isola, San Sperate. Merito di Pinuccio Sciola, artista scomparso quindici anni fa: le sue opere avevano trascinato i compaesani, ma anche tanti colleghi arrivati da altre città e altri posti in Italia e nel mondo, per fare di quel piccolo centro un Paese Museo.

È ancora così? La figlia di Pinuccio, Maria, pensa di no. E con lei molti artisti che a San Sperate vivono o hanno scelto di vivere disseminando le sue vie di sculture, installazioni e realizzando negli anni almeno 500 murales. Così questa mattina all’alba in tanti si sono dati appuntamento per una protesta silenziosa e ‘creativa’ contro il degrado in cui è caduto San Sperate, ben riconoscibile nel titolo del manifesto che ha accompagnato la mobilitazione: C’era una volta un Paese Museo. Con il sorgere del sole, Maria Sciola e i suoi amici artisti hanno dato sfogo alla loro pacifica creatività: il più importante monumento del paese, l’iconico Monumento della frutta, firmato da Sciola e Angelo Pilloni, è stato impacchettato mentre diverse flebo sono state appese sui murales ormai sbiaditi e deteriorati, una cura ricostituente per ritrovare, chissá, lo splendore di 57 anni fa.

Tutto questo nel giorno in cui San Sperate è tappa di Monumenti aperti, ma quest’anno la famiglia Sciola ha deciso di non mettere a disposizione dei visitatori il Giardino Sonoro, un’altra meraviglia di Pinuccio dove le pietre suonano, che da anni incanta turisti e troupe televisive da tutto il mondo. “Ad oggi – spiega Maria Sciola – sono innumerevoli le proposte e i suggerimenti condivisi con l’amministrazione per evitare il degrado totalitario di San Sperate. Le non risposte e la capacità di non voler affrontare i problemi sul decoro del paese, tenere gli spazi comunali, dal Museo del Crudo all’info Point, chiusi mi riempie di amarezza e mi pone nell’impossibilità di collaborare con il comune rendendo fruibile il Giardino Sonoro per Monumenti aperti”.

Video Sardegna, l’appello ‘creativo’ contro il degrado del Paese Museo

 “Una giornata animata tra chi ricerca nel nero un momento di riflessione e chi strappa via l’installazione temporanea – racconta all’ANSA la figlia di Sciola – È un lutto metaforico che fa rumore. Speriamo che questa grande attenzione, che distoglie forse dall’immenso pattume ospitato nelle piazze, una volta levato il velo nero dalle nostre opere, possa ricostruire quel legame storico tra arte e comunità fatto di spazi comunali aperti, compreso il bosco di Pixinortu, e di cene in strada che rappresentano per noi il significato più autentico, nobile e profondo dell’espressione

Monumenti aperti del Paese Museo di San Sperate”. La proposta: ridipingere il presente e il futuro di passato. Quando, come spiegano gli artisti, nel 1968 a San Sperate l’arte era di casa, era lì sotto gli occhi di tutti, nei muri delle case, in ogni via, piazza o vicolo. Era il paese, ricordano, dove era d’obbligo disegnare sui muri per veicolare un messaggio o esprimere il proprio estro creativo. Con Pinuccio Sciola che ha fatto germogliare un’eredità collettiva. Ogni lavoro un inno alla bellezza, una chiamata all’unione, un invito alla riflessione. E ora? Quelle degli artisti che protestano sono parole di poesia. Amara: “L’arte è solo un ricordo e il futuro ha smesso di bussare. Gli eventi che animavano il paese come un cuore pulsante, non ci sono più e i murales sbiadiscono. Gli artisti, lasciati soli. Le idee, ignorate. E chi dovrebbe sostenere e proteggerlo, lo guarda svanire. Nessun sostegno, nessuna scintilla”. 
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA



Source link