Il sarcasmo è entrato nella campagna per i cinque referendum di domenica e lunedì su lavoro e cittadinanza. Un promotore, il segretario di Più Europa Riccardo Magi, si è preso una piccola rivincita: “Mi hanno preso in giro quando ho fatto il fantasma del referendum alla Camera: Meloni sarà il fantasma che si aggira per i seggi elettorali”. Perché la presidente del Consiglio ha detto che andrà a votare, ma senza ritirare la scheda. Che è un modo per astenersi.
Il dato più significativo di domenica e lunedì sarà l’affluenza. Se non andrà a votare il 50% degli elettori i referendum non saranno validi. Per questo il centrodestra spinge per l’astensione e il centrosinistra fa soprattutto campagna per il voto. Ecco che sarà la partecipazione a stabilire chi sono i vincitori politici della tornata. Se fosse alta, la premier dovrebbe “riflettere sul fatto che il suo rapporto con il paese si è rotto – ha detto la segretaria Pd, Elly Schlein – Ma si vede già anche dalle amministrative. Abbiamo vinto a Genova, Assisi, Ravenna, mi sembra chiaro che uniti vinciamo e la destra si debba ben preoccupare”. La scelta di Meloni introduce una nuova variante fra le molte già annunciate da politici di destra e di sinistra, con comportamenti che oscillano fra i due estremi: cinque Sì e andare al mare. Dall’una e dall’altra parte gli appelli si fanno sempre più frequenti. L’assemblea dei vescovi ha espresso una posizione netta: “Non spetta a noi, né è opportuno, indicare come votare – ha scritto il vicepresidente della Cei, monsignor Francesco Savino, in una lettera dal titolo ‘Partecipare è custodire la democrazia’ – ma è nostro dovere morale, come pastori e come cittadini, esortare ciascuno a non sottrarsi all’appuntamento con la propria coscienza e con la comunità. L’astensione può diventare una forma di ‘impotenza deliberata’, un silenzio che svuota la democrazia”.
Quattro quesiti, promossi dalla Cgil, sono sul lavoro e mirano ad abolire il jobs act. Il quinto è per ridurre da 10 a 5 gli anni necessari a ottenere la cittadinanza italiana. “E’ un’occasione anche per un’autocritica rispetto agli errori fatti in passato dal centrosinistra, come sulla cittadinanza”, ha detto Schlein, biasimando l’inerzia sul tema dei governi di cui ha fatto parte il Pd. La stessa accusa che, per altri versi, il centrodestra rivolge a Schlein: “Il referendum è diventato un motivo in più per attaccare il governo. Se il Pd avesse voluto cambiare il Jobs Act, avrebbe potuto farlo quando era in maggioranza”. Nel centrosinistra le posizioni sui quesiti sono piuttosto variegate, ma c’è unità nell’invito ad andare a votare. E infatti le iniziative con più big sul palco si moltiplicano. L’ultima è quella di Bari con Schlein, il segretario della Cgil Maurizio Landini, Nicola Fratoianni per Avs e Chiara Appendino per il M5s. Mentre sabato, i leader di Pd, del M5s Giuseppe Conte e di Avs, Fratoianni e Angelo Bonelli, sfileranno a Roma alla manifestazione per Gaza. Sarà giornata di silenzio elettorale, ma il corteo potrebbe fare indirettamente da traino all’appuntamento referendario. “La destra ha paura di perdere e usa tutti gli escamotage per non portare i cittadini e le cittadine al voto – ha detto Bonelli – Meloni ha perso l’occasione non per tacere ma per dire: andiamo a votare. Invece ha fatto un appello al non voto”. Resta il tema comunicazione: “C’è da combattere con il fatto che intorno ai cinque quesiti referendari c’è poca informazione – ha detto Landini – ma credo che la partecipazione stia crescendo. Man mano che le persone conoscono le ragioni di questo referendum sta anche aumentando la gente che va a votare”. Non solo comizi. Come Magi, approfittando della trasmissione “Un giorno da Pecora”, anche Schlein l’ha buttata sull’ironia. “A Meloni suonerei un brano di Samuele Bersani: ‘Lo scrutatore non votante'”, ha detto imbracciando una chitarra.
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