Per un chilometro e cento metri il patto progressista ha resistito. E quasi trionfato. Anche se il pubblico plaudente per la maggior parte era composto da simpatizzanti e quindi il peso specifico è diverso. Però la manifestazione per Gaza ha fatto compiere all’alleanza fra Pd, M5s e Avs degli indubbi passi in avanti. Quelli percorsi fianco a fianco a Roma, da piazza Vittorio a piazza San Giovanni, da Elly Schlein in camicia chiara, Giuseppe Conte con giacca scura, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni entrambi con maglietta bianca. Tutti e quattro dietro lo striscione: “Gaza, stop al massacro. Basta complicità”.
Folla ad accompagnarli, poi folla in piazza ad aspettarli e ad ascoltarli: “Più di 300 mila” hanno fatto sapere i tre partiti. Magari erano qualcuno meno – le forze dell’ordine il giorno prima ne avevano stimati 50 mila – ma più dei numeri contava il colpo d’occhio. E quello da piazza a piazza c’era eccome. E’ stata una giornata da quasi campo largo, ma nessuno dei leader ha schiacciato quel tasto fino in fondo. Lo hanno fatto di più i manifestanti, che alla fine dell’intervento di Fratoianni, prima che salisse sul palco Schlein, hanno intonato un paio di “Unità! Unità!”.
Corteo per Gaza,cori di ‘Palestina libera’ e bandiere Pd-M5S-Avs
Mentre segretari, presidenti e co-portavoce di partito hanno puntato più sul tema della giornata, magari in chiave anti governo. Ma anche le parole si sono avvicinate: accanto alla denuncia di “genocidio” ribadita da tempo da Conte, Bonelli e Fratoianni contro Israele è arrivata quella di “pulizia etnica” usata sul palco da Schlein, che è sempre andata più cauta con i termini. “Il governo codardo deve uscire dal silenzio complice – ha detto Schlein – Faccia atti concreti, non rinnovando il memorandum di collaborazione militare con Israele che, con la sua pulizia etnica, sta violando il diritto internazionale umanitario. Mi rivolgo a Meloni: ascolta questa piazza. Questa è la piazza che non tace, che lancia un messaggio chiaro.
E’ l’altra Italia”. Invece Conte ha levato qualche sassolino dalle scarpe sue e degli altri promotori della manifestazione, quelli messi da Iv e Azione e da chi temeva che la piazza potesse diventare luogo di sfoghi antisemiti. Non è stato così, a parte qualche fischio a Gad Lerner quando si è definito sionista, ma poi sono arrivati gli applausi. Conte ha attaccato il governo israeliano, che non ha “licenza di uccidere le vittime innocenti palestinesi”. Ma poi ha urlato: “Quando dico questo ci accusano di antisemitismo, un’accusa che respingiamo con forza”. Dal palco Conte ha parlato solo di Gaza. Però, una volta sceso, una domandina sull’alleanza gliel’hanno fatta. E allora lui, che fa sempre spallucce, stavolta ha alzato lo sguardo sulla piazza e… “Su questi temi concreti noi ci siamo con chiarezza, forza e determinazione – ha detto – A noi piace mescolare le bandiere per una giusta causa”. E infatti le bandiere erano mescolate eccome. Già da prima: durante i preparativi, ce n’era una montagnetta proprio accanto alla porta santa della Basilica di San Giovanni, come a chiedere una benedizione.
“E’ una piazza molto unitaria e inclusiva”, ha detto Schlein, che nel retropalco ha dato una stretta di mano anche al governatore campano Vincenzo De Luca. Le liti fra loro sul terzo mandato non erano questione all’ordine del giorno. Bonelli si è commosso. Davanti alla folla la voce gli si è rotta, mentre ricordava i bambini di Gaza. “A Matteo Salvini – ha poi aggiunto – dico: tu sei la vergogna d’Italia, hai stretto la mano insanguinata al governo di Netanyahu”. E via i fischi della piazza. Fratoianni ha come tirato le somme: “Questo è un atto di accusa nei confronti del governo. Questa manifestazione dice che possiamo cambiare il Paese e poi le sorti di un mondo terribile. Noi tutti insieme, uniti, da oggi ancora di più. Ci rivedremo presto”. Poi chiusura corale dei quattro leader. Prima a cantare “Bella ciao” sul palco – qualcuno biascicando un po’ le parole, ma è uguale – sulle note della tromba di Paolo Fresu. E dopo tutti al microfono come una rock band, per un invito al limite del silenzio elettorale: “Tutti a votare” per i referendum.
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