Le criptovalute non mettono a rischio solo i soldi di chi le compra bensì la tenuta dell’economia mondiale. A lanciare l’allarme è stato il presidente della Consob, Paolo Savona, nel suo settimo e ultimo discorso all’incontro annuale con il mercato finanziario, dove non ha mancato di toccare anche temi più strettamente italiani: dall’uso del golden power, da integrare di più con le regole europee, al risiko bancario con ben 54 esposti arrivati alla Commissione dagli istituti coinvolti, due soli negli ultimi giorni. Davanti alla platea composta da banchieri e imprenditori, l’economista 88enne, ormai alla fine del suo mandato, che termina a marzo 2026, ha evocato la brutta avventura di Pinocchio con il Gatto e la Volpe.
“Alle turbolenze più recenti ha concorso il movimento della faglia tellurica delle cryptocurrency sottostante al territorio monetario e finanziario tradizionale, con possibili sbocchi dalle proporzioni imperscrutabili; il rischio è riemerso sotto la spinta dell’illusione di facili guadagni così ben descritta da Carlo Collodi nel ‘Campo dei miracoli’ di Pinocchio e ha trovato alimento nel successo conseguito da quelli che hanno sfruttato l’occasione offerta dallo sviluppo delle tecnologie informatiche”. Il presidente dell’autorità di vigilanza sui mercati finanziari e la Borsa ha quindi indicato che “non può sfuggire l’analogia che si va determinando con le radici della crisi finanziaria del 2008 dovuta alla diffusione dei derivati complessi che contenevano crediti difficilmente rimborsabili (subprime) e causarono gravi conseguenze economiche, mettendo a rischio anche la sicurezza dello Stato”.
Servirebbe una cooperazione fra Stati ma la prospettiva si è allontanata dopo le decisioni di Donald Trump contro il dollaro digitale e a favore del Bitcoin e di altre quattro monete virtuali. Savona ha invitato allora a varare l’euro digitale per farne “una moneta as good as gold per contrastare l’identificazione tra l’oro e le crypto”. Nei rapporti con Bruxelles uno dei temi toccati ha riguardato il golden power. “L’interazione tra le regole del gioco di mercato e societarie stabilite dal Tuf e le norme sul golden power presenta aspetti che richiedono di essere perfezionati e coordinati con le regole dei trattati europei”, ha affermato il numero uno della Commissione senza mancare di osservare che in Italia sono aumentate “le richieste di tali interventi rivolte al Governo, affrontando le incertezze applicative di una normativa ufficialmente introdotta come extra-ordinem, diventata multi-purpose”.
“Proteggere grandezze economiche nazionali come il reddito, il risparmio e la spesa non può essere un’opzione, ma deve essere un imperativo! Una necessità e un dovere per tutti gli attori coinvolti, a cominciare dal Governo, ma anche per le altre Istituzioni”, afferma in serata il ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti, all’anniversario della Gdf, “tutelare l’equilibrio e la legalità dell’economia di uno Stato equivale a proteggerne la stabilità, la coesione sociale e la stessa democrazia. Si tratta – decisamente – di una delle più importanti sfide che le democrazie moderne si trovano ad affrontare”. A proposito delle battaglie fra banche a suon di offerte di acquisto e scambio Savona ha rilevato che alla Consob sono arrivati “52 esposti o richieste di chiarimento da parte degli stessi soggetti convolti per risolvere le controversie nascenti dall’assenza di preventivi accordi”.
Il numero è salito a 54 nell’ultima giornata, ha detto poi parlando a braccio. L’authority ha svolto la sua attività di indagine anche se sono “insorte difficoltà di dialogo” con la Bce. Pur finiti sotto i riflettori mediatici e talvolta sotto la lente della magistratura, gli esposti delle banche per il risiko sono una parte rispetto al totale di quelli ricevuti lo scorso anno dalla Consob: 2.742 dei quali 2.617 ‘procedibili’, legati a ipotesi di abusivismo finanziario. Sommati anche ad altre attività hanno creato una mole di lavoro per la Commissione che, nel suo 50esimo anno di vita, si è riunita 69 volte, ha esaminato 997 pratiche e fatto 429 delibere. Di fronte al fatto che prosegue l’emorragia di società che lasciano la Borsa, si comprende perché Savona abbia chiesto che i costi dell’authority siano anche a carico dello Stato e non solo delle maggiori aziende quotate, rimaste ormai poco più di 200.
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