Le copie delle immagini fotografiche ad alta risoluzione e quelle dei tracciati delle analisi del dna sui reperti analizzati dal Ris di Parma durante le indagini per la morte di Yara Gambirasio saranno messi a disposizione della difesa di Massimo Bossetti, condannato in via definitiva per l’omicidio della tredicenne rapita e uccisa a Brembate Sopra il 26 novembre del 2010 e ritrovata in un campo a Chignolo d’Isola il 26 febbraio del 2011.
Lo prevede un dispositivo firmato martedì dal tribunale di Bergamo arrivato dopo un provvedimento della Corte d’Assise del 29 novembre 2019, cui fece a sua volta seguito, il 13 maggio dello scorso anno, il rigetto da parte della Cassazione della richiesta dei difensori di Bossetti di poter analizzare di nuovo i reperti, che potranno dunque soltanto essere visionati. Le copie ad alta risoluzione delle foto e dei tracciati elettroferografici verranno quindi analizzati dal consulente incaricato dalla difesa di Bossetti, Marzio Capra, che è anche consulente della famiglia di Chiara Poggi. Nelle indagini della Procura di Bergamo per arrivare a dare un’identità alla traccia di dna trovata sugli indumenti intimi di Yara erano stati analizzati e confrontati oltre venticinquemila profili genetici. Ora proprio i tracciati di quelle analisi potranno essere visionati dalla difesa di Bossetti che, condannato all’ergastolo nei tre gradi di giudizio (la Cassazione si era espressa il 12 ottobre del 2018), si è sempre dichiarato innocente.
La prova cardine che ha portato alla sua condanna è proprio la presenza del suo dna nucleare sugli indumenti intimi di Yara, in una traccia genetica mista, la ’31-G20′, comprendente sia il dna della vittima sia quello del suo assassino: dna inizialmente non ricondotto a Bossetti e identificato come ‘Ignoto 1’, fino alla comparazione seguita al suo arresto, avvenuta il 16 giugno 2014. All’ok della Corte d’Assise del novembre 2019 alla possibilità di rianalizzare i reperti da parte della difesa di Bossetti aveva fatto seguito, nel maggio del 2023, una decisione della Cassazione che, accogliendo un ricorso degli stessi legali del muratore, aveva rinviato gli atti all’Assise di Bergamo per un nuovo esame e perché, nel frattempo, nel novembre del 2022 la stessa Corte d’Assise aveva negato alla difesa di accedere ai reperti per poterli analizzare. Era quindi seguito un ulteriore ricorso in Cassazione con cui i legali di Bossetti a novembre 2023 chiedevano appunto di poter analizzare i reperti e non soltanto visionarli. Ma il 16 febbraio dello scorso anno la Cassazione aveva dichiarato inammissibile l’analisi dei reperti e il 13 maggio successivo si era espressa respingendo di nuovo la richiesta di poter effettuare nuove analisi e consentendo alla difesa di poter comunque visionare i reperti. Il dispositivo del tribunale di martedì scorso ‘concretizza’ questa decisione.
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