Via libera del Senato all’articolo 2 della riforma della giustizia, quello sulla separazione delle carriere.
Un tassello importante, e molto contestato dalle opposizioni, del provvedimento costituzionale che ha comunque il suo vero cuore negli articoli 3 e 4 che specificano e articolano non solo il principio della separazione ma anche il concetto dei due Csm per le due magistrature. Le votazioni riprenderanno la prossima settimana e martedì 8 la capigruppo definirà i tempi.
Il testo dovrà poi andare alla Camera e successivamente di nuovo al Senato e poi, una volta approvato definitivamente dal Parlamento, potrebbe essere sottoposto al referendum confermativo in primavera. Esulta Forza Italia che parla di un “passo in avanti importante”. La riforma della giustizia evidenzia il leader azzurro Antonio Tajani, è una “priorità politica per FI da sempre, e oggi abbiamo ottenuto un risultato straordinario”. Si tratta per il vicepremier di un “segnale forte di cambiamento” che “non è contro i magistrati ma esalta il ruolo del giudice”. Un impegno, ricorda Adriano Galliani “indicato dal presidente Berlusconi come priorità della nostra azione politica”.
Festeggiano, dunque, gli azzurri. Ma anche il resto della coalizione. La Lega, in una nota congiunta dei capigruppo di Camera e Senato Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, evidenzia che si tratta di un “passo in avanti per tutti” che restituirà all’intera categoria dei magistrati credibilità agli occhi dell’opinione pubblica”. Mentre da Fratelli d’Italia il vice presidente della Camera Fabio Rampelli si spinge a definirla l'”alba di una nuova civiltà”. Non sono della stessa opinione le opposizioni che danno battaglia contro il varo del provvedimento nel suo primo passaggio a Palazzo Madama. “Il MoVimento 5 Stelle – attacca la pentastellata Concetta Damante – è convintamente contrario a questa volontà di costituzionalizzare la formula delle distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti, perché è un errore. Non c’era bisogno di questa forzatura e non c’era alcun bisogno, addirittura, di appesantire così la nostra Costituzione”.
Le critiche delle opposizioni si concentrano anche sugli articoli successivi al 2 e, in particolare, sul sorteggio per il Csm. “Per comporlo ora ci si affida allo Spirito Santo…”, ironizza il senatore Dem Graziano Delrio che parla di occasione sprecata perché per la riforma, osserva, “ci siamo fatti guidare più dalla fretta che dalla ponderazione”. Una riforma “ideologica e divisiva”, accusa la senatrice del Pd Tatjana Rojc mentre il collega di partito, Francesco Verducci, critica l’assenza dall’Aula del ministro Nordio: “è una ferita”, nei rapporti istituzionali. All’attacco del provvedimento anche AVS. “Il sorteggio – accusa il senatore Tino Magni – è un grimaldello della destra contro i magistrati”.
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