Un vero e proprio passaggio di consegne, e chissà cosa avrà pensato Kylian Mbappé, che lasciando Parigi per Madrid, anche con strascico di polemiche, pensava di aver migliorato il proprio status. Ieri al Giants Stadium che ora si chiama MetLife i Galattici di un tempo hanno dovuto fare strada ai loro eredi, coloro che ne stanno prendendo il posto a suon di reti e trame spettacolari, al termine di una partita senza storia in cui il Real, contro il Psg, ha fatto la stessa figura dell’Inter nella finale di Champions. In fondo tra un cinque o un quattro a zero c’è poca differenza, anche perché chissà cosa sarebbe successo se gli attuali campioni d’Europa avessero spinto davvero sull’acceleratore nella ripresa, o se Courtois non ci avesse messo una pezza in più di una circostanza.
Così a trionfare è stato Luis Enrique, che ormai in tanti definiscono il miglior allenatore del mondo. Da parte sua lo spagnolo, che da calciatore è stato anche ‘merengue’ ma non ha mai nascosto la fede ‘blaugrana’, ha rivelato di aver ricevuto sul proprio telefonino, “che quasi mi scoppiava in mano”, tantissimi messaggi di congratulazioni e ringraziamenti da parte di gente di fede culé, ovvero tifosi del Barcellona. La stampa spagnola è andata giù pesante, scrivendo di “Real umiliato”, “Suicidio collettivo” e “Madrid che riparte da zero”, mentre secondo Cadena Ser “il grande problema del Real è Mbappé”. Altri media hanno rincarato la dose: “Quello che fa Dembélé a Parigi, non lo vedremo mai da Vinicius o Mbappé”.
Così proprio la stella del Psg ora è diventato, Lamine Yamal permettendo, il più autorevole candidato al prossimo Pallone d’oro. Il Psg, per come ha giocato viene definito di una bellezza “abbagliante” mentre Dembleé è stato “una bestia indomabile”. Tutto vero, nel segno di un Psg “ingiocabile” nel senso che contro questa squadra attualmente si può fare poco o niente. Chissà cosa ne pensa Enzo Maresca, a suo tempo, nel Manchester City, discepolo di Pep Guardiola e quindi anche lui appartenente a quella filosofia del calcio così ben interpretata da Luis Enrique. Domenica, nella finale di questo Mondiale per club che ha chiarito certe gerarchie, il Chelsea giocherà anche contro un pronostico sbilanciato tutto da una parte, dovendo vedersela con questo team parigino che in terra americana ha spazzato via anche l’Atletico Madrid e l’Inter Miami di Messi.
Ma se il miracolo nella fase a gironi è riuscito al Botafogo (che già solo per quel successo non avrebbe dovuto cacciare, a fine Mondiale, l’allenatore Renato Paiva) chissà che anche Maresca non si inventi qualcosa, e magari Joao Pedro qualche altro gol spettacolare. Però domenica i Blues londinesi dai 17 attaccanti in rosa troveranno di fronte un altro Psg, ben più motivato, e quindi non è detto che i miracoli accadano di nuovo.
