Dazi, Sefcovic vola a Washington, si tenta la stretta – Notizie – Ansa.it

Dazi, Sefcovic vola a Washington, si tenta la stretta – Notizie – Ansa.it


Parigi e Berlino riallineano la mira, Bruxelles punta sul dialogo senza filtri. Niente più telefonate a distanza: per tentare la stretta decisiva sui dazi, il capo negoziatore europeo Maros Sefcovic è volato a Washington pronto a sedersi al tavolo con il tandem americano Lutnick-Greer insieme alla squadra di emissari Ue sbarcata con un giorno d’anticipo.

Quasi in simultanea, da Pittsburgh, Donald Trump è tornato a martellare paventando nuove tariffe sui farmaci già dal primo agosto, seguite a ruota da una stangata sui microchip. Dichiarazioni che non hanno scalfito la linea di Bruxelles, decisa a disinnescare l’escalation con aperture mirate senza, tuttavia, restare disarmata. Una postura rafforzata dal segnale giunto dal Brandeburgo dove, dopo settimane di dissonanze, l’asse franco-tedesco è tornato ad avvertire in modo univoco – tramite i rispettivi ministri delle Finanze – che, se la diplomazia dovesse naufragare, la Casa Bianca dovrà aspettarsi “contromisure decisive”.

A partire dal primo pacchetto di contro-dazi già in rampa di lancio il 6 agosto. La crociata tariffaria del tycoon si sta trasformando in un boomerang globale che conosce “solo perdenti”, ha denunciato il guardiano dei conti pubblici tedeschi Lars Klingbeil, segnando poi un cambio di registro già anticipato nelle ore precedenti dal cancelliere Friedrich Merz. “La mano resta tesa” per “un accordo equo” entro fine mese, ha precisato il socialdemocratico accanto all’omologo Eric Lombard, ma l’Europa non intende “accettare tutto”. Una linea rossa che, ricalcando le parole pronunciate venti giorni fa da Emmanuel Macron, spinge Berlino un passo più vicino al fronte degli intransigenti guidato da Parigi.

Anche se le divergenze sulla portata della rappresaglia restano forti: alla prudenza tedesca si contrappone la pressione dell’Eliseo che – oltre ai due pacchetti di contro-dazi Ue per più di 90 miliardi – invoca anche un affondo sulle Big Tech e l’attivazione del bazooka anti-coercizione per congelare gli investimenti Usa nel continente. Tutelato dallo scudo franco-tedesco, nella sua corsa negoziale contro il tempo Sefcovic può contare anche sulla sponda italiana.

L’imperativo, nell’esortazione del vicepremier Antonio Tajani, è “trattare fino all’ultimo” perché la partita “è ancora aperta” e “la voglia di dialogo c’è”. Con sé, lo slovacco ha portato oltreoceano la proposta di compromesso al 10% e la disponibilità a un’intesa di principio settoriale e asimmetrica, ispirata al cosiddetto lobster deal: l’accordo bilaterale con cui nel 2020 Bruxelles azzerò i dazi sulle aragoste americane (piatto forte del Maine), ottenendo sconti sulle tariffe Usa su accendini, detergenti e cristalleria europea. Uno scambio fuori dallo spartito del Wto, ma visto come una “formula pragmatica” per avvicinare le posizioni. Le carte europee sono note da tempo: più acquisti di armi ed energia a stelle e strisce, rafforzate dal maxi-accordo siglato da Eni con Venture Global per 2 milioni di tonnellate annue di gnl dalla Louisiana per vent’anni, con consegne a partire da fine decennio. A fianco, la promessa di non colpire settori sensibili Usa – computer, motori, microscopi – contenuta nel secondo pacchetto di contro-dazi da 72 miliardi già alleggerito. In cambio, però, Bruxelles pretende segnali chiari sui nodi sensibili: agroalimentare, auto, Airbus-Boeing, legname e pharma. Non l’ombra dei nuovi dazi su farmaci e chip minacciati da Trump che, pur con un approccio a due tempi, potrebbero arrivare alla cifra monstre del 200%. 

Riproduzione riservata © Copyright ANSA



Source link