“Irragionevole e sproporzionata”. Così la Consulta ha dichiarato l’incostituzionalità della legge pugliese che anticipava a 180 giorni dalla fine della legislatura, il termine per le dimissioni dei sindaci che intendano candidarsi alle regionali. La norma molto controversa e da subito soprannominata ‘anti sindaci’ era stata inserita nella legge di bilancio della Regione approvata nel dicembre scorso con votazione quasi notturna a scrutinio segreto.
A più riprese le forze politiche, in modo trasversale, avevano dichiarato di volerla modificare, ma altrettanto trasversalmente alla prova del voto segreto in aula non si era mai riusciti a farlo.
Ora, tenendo conto che la legislatura pugliese scade a settembre e che quindi i termini per le dimissioni sarebbero abbondantemente già scaduti, i sindaci possono tirare un sospiro di sollievo. Anche perché, per evitare vuoti normativi e “incertezze applicative in materia elettorale” la Consulta ha precisato che si torna alla norma precedente che prevede le dimissioni dei sindaci il giorno della presentazione delle candidature.
Soddisfazione per la decisione è stata espressa tra gli altri dal governatore Michele Emiliano che parla di una “legge inopinatamente votata in consiglio regionale da una maggioranza trasversale” e che ricorda di avere condiviso l’impugnazione del governo, tanto da non avere fatto costituire la Regione nel giudizio davanti alla Corte.
Esultano il Pd e anche il candidato governatore in pectore del centrosinistra, Antonio Decaro, che da ex sindaco di Bari ed ex presidente Anci, rischiava di non potere contare sul sostegno in lista di numerosi suoi ex colleghi primi cittadini. Decaro parla di “una brutta pagina politica” e di “un vero e proprio abuso di potere” e rileva che “il tentativo di questi mesi di impedire l’esercizio democratico attraverso ostruzionismo e stratagemmi, che poco hanno a che fare con le istituzioni e molto invece con la conservazione del proprio destino personale, non sia degno della fiducia dei pugliesi”.
Con la sentenza, arrivata a solo 16 giorni dall’udienza del 9 luglio scorso, i giudici hanno rilevato due profili di incostituzionalità. Il primo è il termine di 180 giorni per le dimissioni ritenuto, anche rispetto ad altre Regioni, “sproporzionato e irragionevole” per la “notevole anticipazione, rispetto al giorno fissato per la presentazione delle candidature”. Il secondo è che la norma segna una disparità per i sindaci pugliesi, anche perchè non introduce il criterio della dimensione del Comune.
Perché, per i giudici della Corte “sembra ragionevole presumere che il rischio di turbamento o di condizionamento delle elezioni regionali aumenti con le dimensioni demografiche degli enti locali ‘governati’ dagli aspiranti candidati e con i relativi interessi economici e sociali facenti capo agli stessi enti”. a Regione Puglia Emiliano.
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