“Negli atti inviati si chiede l’autorizzazione a procedere per il sottosegretario Alfredo Mantovano e i Ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio”. Lo si legge in una nota del presidente della giunta per le autorizzazioni di Montecitorio Devis Dori.
“Credo che la premier Meloni, come normale che sia essendo il capo del governo, si sia assunta la responsabilità politica, che non sempre coincide con quella penale. Sono due cose diverse”. Così il presidente dell’Anm Cesare Parodi a Radio Anch’io, in merito alle parole di Giorgia Meloni, la quale ha definito assurdo il fatto che la sua posizione nel caso Almasri sia stata archiviata mentre per i ministri no.
“Un processo dove vengono accertati magari in via definitiva certi fatti ha evidentemente un ricaduta politica, neanche tanto indirettamente, sulle persone coinvolte”, ha detto Parodi in merito all’ipotesi di un coinvolgimento indiretto dei ministri nel caso in cui il capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi vada a processo.
Sono sconcertato dalle parole di un presidente Anm considerato, sino ad ora, equilibrato. Non so come si permetta di citare la mia capo di gabinetto, il cui nome per quanto almeno mi risulta, non è citato negli atti. In caso contrario dovrei desumere che Parodi è a conoscenza di notizie riservate. Quanto all’aspetto politico, considero queste affermazioni, fatte da un autorevole rappresentante Anm, una impropria ed inaccettabile invasione di prerogative istituzionali”, ha replicato il ministro della Giustizia Carlo Nordio a Parodi.
“Il sottoscritto non ha mai citato né fatto riferimento alla dottoressa Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Nordio, rispetto al caso Almasri – ha spiegato poi in una nota il presidente dell’Anm Cesare Parodi -, come si può evincere dalla stessa registrazione della puntata dell’ intervista radiofonica andata in onda stamattina. Ho invece sviluppato un ragionamento generale che prescinde dall’inchiesta in corso. Ha assolutamente ragione il ministro a dire che in caso contrario sarebbe stata un’invasione di campo, approccio che non mi appartiene né culturalmente né caratterialmente”.
In un’intervista a La Repubblica il segretario di Più Europa Riccardo Magi: “Quante volte l’abbiamo chiamata in aula a spiegare al Parlamento perché avevano lasciato libero un torturatore e stupratore? Non è mai venuta, ha mandato Piantedosi e Nordio con quella folle informativa. E ora ci viene a raccontare che la scelta di riaccompagnare a casa Almasri era concordata? È surreale. Giorgia Meloni smentisce se stessa”.
“Con il suo coraggioso post di ieri Giorgia Meloni ha svelato tutta la strumentalità di un’inchiesta assurda del tribunale dei ministri sul caso Almasri – spiega Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati – . Aver tutelato la sicurezza nazionale, con una decisione di cui la presidente del consiglio si è assunta la piena responsabilità, farebbe parte di un ‘disegno criminoso’ orchestrato da due autorevoli ministri del governo, Nordio e Piantedosi, e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mantovano, all’insaputa della premier. Escludendo la premier, il tribunale dei ministri ha forse pensato di evitare un giudizio di eccessiva politicizzazione dell’inchiesta: il risultato è tutto il contrario e adesso è sotto gli occhi di tutti. Un’inchiesta politica, che non aveva ragione di esistere, il cui unico risultato sarà fornire un po’ di materiale propagandistico ad una opposizione senza argomenti”.
Il Tribunale dei ministri rifiutò di sentire Mantovano
Nei primi giorni dello scorso giugno l’avvocato Giulia Bongiorno chiese per iscritto al Tribunale dei ministri di ascoltare il sottosegretario Alfredo Mantovano nell’ambito del procedimento avviato per la mancata consegna alla Corte penale internazionale del comandante libico Osama Njeem Almasri. Ciò perché il sottosegretario aveva seguito ogni fase della vicenda e poteva, nella valutazione della legale, garantire un’informazione completa. La risposta dei giudici fu che non erano interessati ad ascoltare la versione di Mantovano bensì quella del ministro Carlo Nordio e che ritenevano le due posizioni “non fungibili”. Lo scambio di comunicazioni, si apprende, si trova negli atti del procedimento del Tribunale dei ministri.
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